Il Santa Maria della Scala compie il suo “rinascimento” nella visione moderna e internazionale del Vecchietta
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Si rinasce da dove siamo nati, o quasi: c’è un filo atavico che oggi riporta, a 600 anni dalla nascita di Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, il Complesso museale di Santa Maria della Scala a riordinare le proprie sale a partire dalla figura dell’artista che più profondamente vi ha operato. Riportando alla luce volumi nascosti, offrendo profili nuovi, legami tra luoghi e artisti lungo tutta la città. Il nuovo allestimento, visitabile per il pubblico a partire da domani, è un momento storico per un’operazione inedita e permanente che ripensa gli spazi per la prima volta dal 1998, quando inziarono i lavori di ristrutturazione coordinati da Guido Canali.
“Non vogliamo utilizzare i fondi per mostre temporanee che poi svaniscono e non lasciano tracce. La mostra sul Vecchietta è un’installazione permanente che ripensa, attraverso lo sguardo posto sull’artista, gli spazi identitari del Santa Maria della Scala: l’antica sagrestia, il pellegrinaio e altri ambienti fondamentali – ha commentato il presidente della Fondazione Santa Maria della Scala, Cristiano Leone – gli spazi sono stati rivelati e liberati attraverso un gesto contemporaneo che non invade, ma getta luce. Tolti gli allestimenti invadenti, sono tornati i cicli di affreschi (il Beato Sorore ringrazia) e nella sagrestia vecchia le preziose reliquie trovano un ordine preciso, fino allo spazio che racconta il prezioso ciborio (ora in Duomo) e la sua sostituzione, sull’altare maggiore della Santissima Annunziata con il Cristo bronzeo che rivela spunti donatelliani. Quest’operazione ha un asse scientifico estremamente importante, perché questo grande riallestimento, realizzato dallo studio Librizzi, è curato da Giro Dalvit, uno dei massimi esperti al mondo del Vecchietta”.
Dalvit è Associate Curator della Frick Collection di New York, una delle istituzioni museali più importanti al mondo. Convive dunque lo spirito di una curatela scientifica di altissimo livello con uno sguardo che guarda alla storia, ma sempre proiettato verso il futuro. Questo progetto rappresenta a tutti gli effetti il primo passo del grande riallestimento museografico del Santa Maria della Scala, coordinato dallo storico dell’architettura Luca Molinari, che presenterà i risultati attraverso il masterplan architettonico previsto per i primi mesi del 2026. Anche nel prossimo anno si proseguirà sulla strada della permanenza. È prevista un’evoluzione del progetto dedicato al Vecchietta, con un potenziamento dell’illuminotecnica, un nuovo allestimento della Cappella del Manto e un riallestimento del passeggio. Abbiamo inoltre restituito dignità alla pavimentazione, rimuovendo il vecchio tappeto in cocco temporaneo e realizzando un intervento atteso da decenni. Si continuerà quindi con questa mise en lumière, mettendo sotto i riflettori il Vecchietta in un riallestimento che proseguirà nel tempo. Un altro grande passo sarà compiuto nel 2026, con una mostra dedicata alla trasformazione dell’ospedale in museo, che presenterà i progetti originari — tra cui quello vincente di Canali — e i nuovi progetti per il futuro del Santa Maria della Scala.
“Ho cercato di raccontare il Vecchietta come uno dei precursori della modernità nella storia dell’arte in generale. Quindi non il grande artista della Siena del Quattrocento, ma uno dei più grandi artisti del Rinascimento internazionale. Il Vecchietta pone delle questioni che sono davvero al centro di come noi definiamo oggi un artista. È il primo artista nella storia dell’arte occidentale che costruisce una cappella per se stesso; è il primo che inizia a firmare le sue opere da scultore sulle pitture, da pittore sulle sculture, mettendo fondamentalmente in crisi quel sistema delle arti corporativo che determinava come gli artisti dovessero agire. Apre così la strada a quella concezione di artista che noi riconosciamo oggi: per noi un artista non è delimitato dal tipo di opera a cui si dedica, ma è un creatore che innerva intellettualmente il proprio operato, che ha un’idea che poi traduce in modi magari completamente diversi ma che raccoglie sotto l’ombrello della propria autorialità” spiega Dalvit.
“L’unione fa la forza e grazie alla collaborazione di tutti, siamo riusciti a realizzare quest’operazione in poco più di tre mesi”: ha detto il direttore della Fondazione Santa Maria della Scala, Chiara Valdambrini, a margine della presentazione del percorso.