Che cosa portiamo con noi? Oggetti, ricordi, emozioni, abitudini, storie. E soprattutto la memoria delle vite che quegli oggetti hanno attraversato.
È da questa domanda che nasce WHAT WE CARRY WITH US, la nuova mostra di Subodh Gupta che dal 26 novembre 2026 al 3 maggio 2027 porterà nelle sale rinascimentali di Palazzo delle Papesse a Siena la ricerca di uno dei più affermati artisti indiani contemporanei. L’esposizione, realizzata da Opera Laboratori in collaborazione con Galleria Continua e curata da Irene Campolmi, è stata concepita appositamente per gli spazi storici del Palazzo e costruisce un dialogo tra la contemporaneità dell’artista e le stratificazioni di un edificio che da secoli è luogo di passaggio, incontro e memoria. A sostenere
La mostra rappresenterà un nuovo capitolo del percorso intrapreso da Palazzo delle Papesse dopo la sua riapertura come spazio culturale a settembre 2024. Un percorso iniziato con Julio Le Parc. La scoperta della percezione. Opere dal 1958 al presente, e che ha visto susseguirsi le mostre: Hugo Pratt. Geografie immaginarie e Armando Testa. Cucù-Tetè e Abitare il Rinascimento. Arredi domestici a Siena dal XV secolo all’epoca della Maniera, tutt’ora in corso e visitabile fino al 1° novembre prossimo.
È proprio da questo dialogo continuo tra passato e presente che prende forma WHAT WE CARRY WITH US. Subodh Gupta lavora da decenni sulla trasformazione degli oggetti quotidiani in immagini potenti della società contemporanea. Pentole, piatti, scodelle, utensili da cucina, contenitori, biciclette e altri oggetti di uso comune vengono raccolti, accumulati e ricomposti dall’artista fino a diventare grandi installazioni e sculture monumentali. Oggetti che nella vita quotidiana consideriamo banali acquistano così una nuova dimensione. Non sono più semplicemente cose, ma diventano custodi di memoria: portano con sé la traccia delle persone che li hanno utilizzati, delle famiglie, delle case e dei luoghi da cui provengono. È una ricerca profondamente legata alle origini dell’artista e alla storia dell’India contemporanea, un Paese attraversato da grandi trasformazioni e migrazioni, nel quale gli oggetti domestici possono diventare compagni di viaggio e testimoni di cambiamenti individuali e collettivi.
La forza del lavoro di Gupta è quella di partire da qualcosa di estremamente semplice per arrivare a interrogare questioni universali. La casa, la famiglia, il cibo, i rituali e la nostalgia diventano progressivamente strumenti per parlare di migrazione, fame, disuguaglianze e crisi ambientali. L’oggetto quotidiano diventa così una lente attraverso cui osservare la società e, in una sorta di passaggio dalla rappresentazione alla presentazione dell’oggetto, una possibile forma di antropologia contemporanea.
È anche questo che rende particolarmente significativo il confronto con Palazzo delle Papesse. La dimora rinascimentale, commissionata nel 1460 da Enea Silvio Piccolomini per la sorella Caterina, conserva le tracce di secoli di storia e ha ospitato, tra gli altri, Galileo Galilei, che nel 1633 osservò la Luna proprio dall’altana del Palazzo. Dal 2024 l’edificio è di proprietà di Opera Laboratori, che ne ha avviato una nuova stagione dedicata alla gestione culturale e museale. Il tema della memoria diventa dunque il punto d’incontro tra l’artista e il luogo.
«Quando ho visitato per la prima volta Palazzo delle Papesse sono rimasto colpito dalla sensazione del tempo – racconta Subodh Gupta –. Quante vite passano in questi luoghi? È incredibile pensarci. What We Carry With Us parla di ciò che portiamo con noi: la nostra storia, la memoria, le emozioni, i sentimenti. Portiamo anche ciò che non sappiamo di portare. È questo il percorso. In questo viaggio sono entusiasta di portare i miei oggetti in questo luogo così profondamente legato al Rinascimento. Il mio oggetto contemporaneo avrà un dialogo con il periodo rinascimentale. È un altro viaggio che non vedo l’ora di iniziare».
Nato nel 1964 a Khagaul, nel Bihar, e oggi residente a Nuova Delhi, Subodh Gupta è una figura di riferimento dell’arte contemporanea indiana. La sua ricerca, sviluppata attraverso scultura, installazione, pittura, fotografia, video e performance, è stata presentata nei più importanti musei e istituzioni internazionali. Le sue opere fanno parte di collezioni quali la Fondation Louis Vuitton, il Centre Pompidou e la François Pinault Collection. Con WHAT WE CARRY WITH US, Palazzo delle Papesse prosegue dunque una programmazione che mette in relazione artisti e linguaggi differenti con la straordinaria identità del luogo. A sostenere il progetto culturale del Palazzo sono intervenuti anche: il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino e Lavazza. Dopo l’arte cinetica e percettiva di Le Parc, i mondi immaginari di Hugo Pratt e il ritorno alle radici rinascimentali della cultura senese, Subodh Gupta porta a Siena un universo fatto di oggetti come piatti, pentole, padelle e utensili vari, persone e memorie. Un viaggio attraverso ciò che abbiamo avuto, ciò che siamo e ciò che scegliamo di portare con noi.