Aquila, il tamburino vittorioso Eugenio Vedovini racconta il suo Palio: “Non ci sto ancora capendo niente. Vorrei Arturo a festeggiare con noi”

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È l’uomo che dà voce ad una contrada nei momenti di più alta tensione, è l’uomo che accompagna metaforicamente il popolo verso la battaglia, è l’unico uomo veramente da solo in quelle ore che precedono la corsa. Questo è il tamburino di Piazza e il 3 luglio ad esultare è stato quello dell’Aquila Eugenio Vedovini, classe 2002, il quale entrava per la quarta volta e che ha visto finalmente la sua contrada trionfare. Vedovini ha raccontato ai nostri microfoni il suo Palio.

“Questa volta entrare in Piazza è stato più impegnativo rispetto agli anni passati – commenta Vedovini -, perché per la prima volta mi ritrovavo con un Aquila da corsa e la tensione era doppia. Nonostante tutto, le sbandierate sono andate bene e con gli alfieri ho trovato sintonia da subito. Per quel che riguarda la corsa, io non ho capito nulla di cosa stesse accadendo e ancora oggi non riesco a realizzanlo. A lungo ho sognato di vincere da tamburino ed è stata un’emozione indescrivibile. Voglio ringraziare anche i miei alfieri Giulio Bartoletti e Tommaso Galardi, il quale ha saputo all’ultimo di dover entrare, poiché il compagno di Giulio storico è Vittorio Vannini, che non è potuto essere presente a causa di un piccolo infortunio. Inoltre, voglio ringraziare tutti i tamburini che mia hanno preceduto ed insegnato, come Riccardo Chiesi, Stefano Pastorelli, Francesco Socci, Ettore Chiesi, Guido Squillace e il mangino Pierluigi Vannini”.

Eugenio, come molti altri suoi coetanei, era cresciuto assieme ad Arturo Pratelli, che purtroppo non è riuscito a vedere vincere la sua Aquila. Dunque, il primo pensiero di quella generazione subito dopo la vittoria è andato naturalmente a lui.

“In questi anni, ho sentito diverse volte la mano di Arturo – spiega Vedovini -. Ho percepito la sua protezione nei momenti difficili per la contrada ed anche in questa vittoria ci abbiamo pensato tutti. Mi manca moltissimo ed è la prima persona che in questo momento vorrei accanto a me a festeggiare. Un momento bellissimo è stato quando ho visto Pelfo (padre di Arturo) durante il rientro in contrada, perché lì l’ho abbracciato e la commozione è stata incredibile”.

Ti rende orgoglioso essere il tamburino vittorioso dopo 34 anni di digiuno?

“Si tantissimo – commenta Vedovini -, anche se non è questo il mio pensiero fisso. Quando si vincono palii in questa maniera, pensi a festeggiare e pensi a passare la maggior parte del tempo con gli amici. Sicuramente sono orgoglioso e grato alla contrada che mi ha dato l’opportunità, ma è una vittoria di tutti”.