La difesero con le unghie e con i denti, la loro libertà. Era una libertà “non democratica”, diversa da quella che conosciamo noi, ma era la loro “libertà” e come tale non la volevano perdere.
Era la libertà dei senesi di cinquecento anni fa: quella che stavano perdendo, in parte perché le istituzioni medievali delle repubbliche di popolo non reggevano più alla prova del nascente Stato moderno e ai cambiamenti radicali che esso reclamava; in parte perché ormai la grammatica della politica la dettavano soggetti che stavano fuori dall’Italia, la Francia, la Spagna, l’Impero.
Ma le repubbliche di popolo non ci si rassegnavano, e la “libertà” intendevano difenderla fino in fondo. Lo fece Firenze, nel 1529-1530 quando una famiglia cittadina – i Medici – sostenuta da Carlo V spianò le bombarde contro le mura che erano state di Dante. Lo fece Siena, quando insorse contro il presidio spagnolo che la angustiava, gentile cadeau di Carlo V quando la Repubblica aveva accettato la sua protezione che si era rivelata l’abbraccio di uno scorpione (tanto per essere chiari: Siena, poi, si buttò nelle braccia della Francia che aveva, su di lei, le stesse mire scorpionesche).
Per la sua libertà Siena sostenne un assedio considerato dagli storici uno dei più tremendi dell’età medievale e moderna, e quando dovette arrendersi per fame, mezzo Stato senese non accettò la fine e continuò a combattere per altri quattro anni, fino al 1559.
Poi, La Francia e la Spagna fecero pace e della sorte di Siena non se ne curò più nessuno: Cosimo dei Medici, che aveva ottenuto la sub-infeudazione dello Stato senese creando un ducato (poi granducato) che confederava il territorio fiorentino (lo Stato Vecchio) con quello di Siena (lo Stato Nuovo con sue leggi e sue istituzioni) adesso non doveva preoccuparsi più di niente.
Era nata la Toscana moderna.
Siena 1552-1559. La Repubblica che non voleva morire (edizioni Laterza) racconta questa storia e il contesto nazionale e internazionale in cui si compì l’ultimo atto della libertà senese.
Una vicenda drammatica ed esaltante.
Il professor Duccio Balestracci, che firma ancora una importante pubblicazione per Laterza, ne parlerà martedì 3 novembre alle 17.30, nella prima presentazione del volume che si terrà all’Accademia Senese degli Intronati. A discuterne sarà Giovanni Carletti, editor di Laterza, abituato a dialogare con gli autori della casa editrice nei più diversi contesti culturali.