Violenza di genere, il vice capo della polizia agli studenti: “Siate la rivoluzione culturale per contrastare il fenomeno”

“Il primo scalino della piramide dell’odio è una semplice battuta sessista o una canzoncina ironica. Questo è il primo passo di una scala che porta poi allo stupro e alla violenza contro le donne. Oggi avete dato un messaggio di speranza. E come giovani potete costruire l’onda che manderà avanti la cultura del rispetto. Siamo tutti addolorati per Giulia Cecchettin, ma dopo lei sono morte altre donne. Questo è il segno che non ci siamo impegnati abbastanza”.

È il climax dell’intervento del vice capo della polizia Vittorio Rizzi di fronte agli studenti delle classi 4A e 4E del liceo Sarrocchi e la 2D e 2I del liceo Galilei nell’ambito di “Questo non è amore 2023”.

Venticinque minuti sono serviti a Rizzi per fare un’ampia riflessione. Ed alcuni suoi passaggi suonano come un pugno nello stomaco. “I femminicidi nel 2023 sono arrivati a 107 – ha spiegato -. Quest’anno il conteggio è drammatico”, ed ancora “la stragrande maggioranza di chi compie violenza sessuale di gruppo sono minorenni maschi” mentre la “maggioranza degli stupratori sono uomini di mezza età. Questo significa che tutti gli uomini, da bambini ad anziani, stuprano ed uccidono. E le donne, dalle bambine alle anziane, sono stuprate ed uccise”.

Ma come si contrasta un fenomeno che sembra non arginabile? Rizzi ha citato Beccaria, Voltaire, Rosseau e Locke, l’illuminismo, la Dichiarazione Onu del 1948 e la Convenzione di Instanbul del 2011 e poi ha sentenziato: “Serve una rivoluzione culturale che deve passare attraverso il rispetto di genere”.

Nelle trame del suo discorso c’è poi l’aspetto storico della violenza contro le donne: si parte con il caso di Erode Attico ritenuto responsabile della morte di Annia Regilla, all’epoca dell’impero romano; poi Franca Viola che per prima rifiutò il matrimonio riparatore.

 

 

“Dobbiamo superare gli stereotipi – ha aggiunto rivolgendosi ai ragazzi- . Lo sforzo compiuto dal legislatore è enorme, soprattutto in ambito culturale. Ma la cultura siete voi”

Al convegno odierno si sono alternati esperti e specialisti del settore per parlare della violenza di genere, di Codice rosso e tutto ciò che riguarda i reati commessi nei confronti delle donne. I ragazzi invece sono stati protagonisti della giornata con alcuni cortometraggi di sensibilizzazione sul tema.

“Il nostro video racconta una storia simile a quella di Giulia Cecchettin e Filippo Turetta. E non lo sapevamo nemmeno perché abbiamo registrato prima che tutto questo accadesse. Ma proprio perché sono storie simili questo ci dimostra la gravità della situazione”, ha detto uno studente del Sarrocchi, dopo aver presentato un filmato che vedeva protagonisti la coppia di Eleonora e Mirco ed il loro rapporto malato e violento, narrato secondo diverse sfaccettature da vari studenti.

“Il legislatore ci ha fornito nuovi strumenti e soprattutto abbiamo formato il personale perché sia in grado di accogliere le vittime di violenza, interagire con loro, stimolare le loro confessioni in modo da portare fuori i fenomeni della violenza in ogni declinazione. Dobbiamo intercettare il malessere di chi subisce questi soprusi. Come fare? Non è una cosa semplice: non si capisce quante volte una ragazza tenta un primo approccio con noi e poi ci ripensa. Ci ripensa perché le vengono in mente tante cose: come reagirà il partner, se chiederà la separazione, che fine faranno i figli, come sarà giudicata sul posto di lavoro. Credo dunque che sia importante fare capire ad una persona che prima di tutto viene la vita”, le parole del questore di Siena Pietro Milone.

Katiuscia Vaselli

Marco Crimi