Il tema del carovita continua a riguardarci quotidianamente, nonostante l’inflazione sia tornata sotto controllo, almeno rispetto all’aumento repentino dei prezzi registrato nel 2022.
Il costo della vita resta elevato, anzi, non sembra avere battute d’arresto. È solo una questione di percezione?
In realtà, i prezzi dei beni di oggi incorporano ancora gli aumenti degli anni precedenti, che si sono, di fatto, accumulati. Dall’altro canto i redditi, per recuperare potere di acquisto, dovrebbero crescere più velocemente di quanto accade nella realtà.
In base ai dati Istat, tale disallineamento è tanto più evidente nel 2022, anno in cui il divario tra l’aumento dei prezzi e la crescita dei salari ha toccato i 7,6 punti percentuali (valore più alto dal 2001).
Da inizio anno, invece, gli aumenti contrattuali risultano in linea con l’inflazione acquisita.
Eppure, la nostra percezione è diversa, e non coincide con l’inflazione misurata dall’Istat. Perché accade?
Noi non compriamo una media di beni e servizi, mentre il paniere su cui viene calcolata l’inflazione comprende centinaia di beni e servizi; all’interno, il prezzo di alcuni beni salirà di più della media, di altri rimarrà uguale, di altri ancora potrebbe addirittura diminuire.
Percepiremo l’aumento dell’inflazione in base al nostro carrello della spesa: alcuni beni li acquistiamo frequentemente, quindi, hanno un impatto psicologico maggiore. Pensiamo al carburante, al pane, all’olio, al caffè, ai formaggi. Anche mangiare fuori ci ha visto confrontarci con un’escalation continua, dal 2022. Magari su un elettrodomestico che rinnoviamo ogni dieci anni l’aumento del prezzo è meno impattante.
È chiaro che quel divario del 2022 tra potere di acquisto reale e stipendi, tradotto nei beni che riusciamo ad acquistare oggi, con lo stipendio di oggi, non lo riusciamo a colmare, e il fatto che negli ultimi anni gli aumenti si sono concentrati su beni essenziali e servizi quotidiani, difficili da sostituire, non aiuta.
Quindi, anche se i dati ufficiali dell’inflazione corrente non superano il 3% molti prezzi hanno incorporato aumenti accumulati negli anni precedenti, senza regredire. In estrema semplificazione, se sommiamo il dato dell’inflazione di ogni anno, anno per anno su un bene, vediamo un risultato più vicino al prezzo attuale. Recuperare il divario con gli stipendi è complesso proprio perché non c’è stato un adeguamento graduale. E anche quando l’inflazione rallenta, spese alimentari, costi di energia domestica, carburanti, trasporti, affitti, spese condominiali, manutenzione abitativa, utenze, ristorazione, servizi di cura della persona, attività ricreative, bar, servizi culturali tendono a ridursi molto lentamente, o non recuperano i prezzi precedenti alla spirale inflativa che si è innescata.
Inoltre, a differenza degli anni ’70 e ’80 in cui, in Italia esisteva la scala mobile, che adeguava periodicamente gli stipendi all’inflazione, oggi gli aumenti salariali dipendono principalmente dai rinnovi dei contratti collettivi e dalle decisioni delle singole imprese, che sono diverse da settore a settore. Un esempio: i lavoratori del settore energia potrebbero aver recuperato gran parte della perdita di potere di acquisto del denaro del 2022, a differenza di molti lavoratori dei servizi, che, invece, potrebbero aver recuperato il divario solo parzialmente.
La domanda d’obbligo è: “Come stanno reagendo le famiglie italiane?”
Una strategia ricorrente è la riduzione dei consumi discrezionali, o una rivisitazione degli stessi. Pensiamo alle vacanze che diventano week end lunghi o ai pasti fuori casa che vengono ridotti, sostituiti da cene tra amici in cui si fa la spesa insieme al supermercato. Questa strategia consente di liberare denaro per coprire le spese incomprimibili come bollette, carburante e alimentari, che continuano a registrare aumenti superiori alla media.
Un’altra strategia è legata alla riduzione degli sprechi alimentari e alla spesa “intelligente” che consiste soprattutto nel confrontare i prezzi dei prodotti prima di acquistare e nel controllare le promozioni.
Anche l’attenzione maggiore alle bollette energetiche diventa una strategia da mettere in atto sul fronte del risparmio. Se disponibile, si utilizza la liquidità accumulata per riuscire a mantenere adeguato il tenore di vita della famiglia, ma in questo caso un occhio ai conti è d’obbligo. Nasce il tema di affiancare alle strategie di risparmio una maggiore attenzione alla gestione della liquidità e degli investimenti, utilizzando la pianificazione finanziaria come strumento di supporto sui diversi obiettivi e orizzonti temporali.
Infine, cambierà molto il comportamento in base al livello dei redditi e al patrimonio effettivo. Infatti, mentre al Nord l’inflazione viene vissuta come un problema di protezione del patrimonio, al Sud è un problema di bilancio familiare e di spesa corrente. Comportando strategie di azione diverse: maggiore ricchezza cercherà più rendimento; minore ricchezza più controllo dei consumi e massimizzazione del risparmio.
In ogni caso, una strategia va adottata, perché per ora non si torna indietro.
Maria Luisa Visione