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La “pet economy” corre e cresce l’interesse ad attrezzare aree dedicate negli scali degli aeroporti

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Se la fotografia degli ultimi dieci anni resta negativa per le 128mila imprese artigiane sparite, la “pet economy” corre con una crescita del +76% e una spesa complessiva di 6,7 miliardi di euro nel 2024. 

Le cause principali del saldo negativo medio dell’artigianato italiano sono da rintracciare nelle crisi che si sono susseguite tra il 2009 e il 2020, a partire dalla crisi finanziaria subprime, che trasferì all’economia reale americana ed europea forti ricadute sull’occupazione e sui redditi, fino alla pandemia, evento straordinario di portata enorme che ha visto tante imprese ferme non riuscire a riaprire successivamente. Nel mezzo ricordiamo la crisi finanziaria del debito sovrano partita dalla Grecia e culminata con l’austerità e gli impatti negativi sull’economia reale italiana: un concatenarsi di eventi che hanno innescato a più riprese periodi di difficoltà e di recessione con l’aumento delle chiusure delle imprese.

In un quadro generale che ha visto, dunque, una importante mortalità delle imprese artigiane italiane, anche se nell’ultimo anno si è registrata, in base a quanto pubblicato da Confartigianato, una differenza positiva tra iscrizioni e chiusure (al netto delle cessazioni d’ufficio da parte delle Camere di commercio) di 187 unità, l’Italia appare sempre più orientata alla “pet economy”.

In effetti, oltre una famiglia su tre possiede almeno un animale domestico, un amore per gli animali da compagnia che ha favorito l’espansione vertiginosa delle imprese artigiane attive nei servizi di cura a loro dedicati. Attualmente le imprese attive sono 3.440 e rappresentano il 59% delle 5.826 imprese totali del comparto, con 4.231 occupati (53,9% del totale del settore). Una crescita su base annua del 5,2%, e un numero di imprese quasi raddoppiate (+92,3%) in dieci anni.

Crescita che favorisce lo sviluppo di indotti interessanti come quello delle Aree dedicate agli animali da compagnia negli scali degli Aeroporti, e quello della sperimentazione da parte dell’Enac per il trasporto in cabina dei cani fino a 30 chili.

Per i simpatici compagni di viaggio vengono attrezzate aree di relax, di gioco, di rinfresco, spazi per i bisogni fisiologici, servizi professionali di toelettatura e addirittura veri e propri asili dove gli animali domestici possono essere accolti in sicurezza, durante l’attesa tra una città e l’altra.

Pet Area che presto troveremo in tutti gli aeroporti? Non possiamo ancora saperlo, ma l’industria in crescita da una parte e la forte diffusione di questi amici nelle famiglie dall’altra, ne favoriscono l’orientamento a portarli con sé. Un orientamento che potrebbe diffondersi sempre di più anche su altre strutture, durante le vacanze, ad esempio, con l’esito favorevole di combattere episodi di abbandono.

Ad oggi, il trasporto degli animali da compagnia in cabina è garantito fino a 8 pet, due di taglia grande e 6 nel trasportino, ma si sta assistendo a una continua evoluzione, dall’accesso agli aerei commerciali ai trasporti business, che richiederà un’evoluzione normativa.

Il mercato globale della “pet economy” ha superato i 300 miliardi di dollari e si prevede che, entro il 2030, supererà i 500: l’impatto sui consumi e sullo stile di vita non è da trascurare.

L’attenzione agli animali domestici denota una crescente attenzione al benessere e alla qualità della vita, tanto che questi simpatici amici ne rappresentano in parte l’espressione concreta.

Maria Luisa Visione