Il Monte dei Paschi rischia di cambiare pelle, ma non necessariamente di perdere la propria anima. Mentre Intesa Sanpaolo prepara il futuro dell’acquisizione e il piano Lovaglio finisce nel cassetto dopo il voto degli azionisti, per Siena si apre una partita forse ancora più importante: quella sul destino della parte della banca che potrebbe confluire in Bper. Ruggero Bertelli, professore di Economia degli intermediari finanziari dell’Università di Siena, invita la città a guardare oltre la sconfitta assembleare e a concentrarsi sulla costruzione di un nuovo soggetto bancario. Perché, nella sua analisi, il futuro del Monte non è ancora tutto scritto.
Professore, dopo la bocciatura del piano Lovaglio e la conferma dell’offerta di Intesa Sanpaolo, quale scenario si apre?
“Lo scenario mi sembra ormai chiaramente definito. Gli azionisti del Monte dei Paschi hanno espresso una maggioranza inequivocabile, preferendo la soluzione proposta da Intesa Sanpaolo. Le operazioni immaginate da Lovaglio avevano un senso industriale, ma la scelta è stata diversa. Adesso dobbiamo ragionare sul futuro del Monte alla luce di questa decisione”.
Che cosa potrebbe significare concretamente per Mps?
“Dobbiamo considerare che Intesa non potrà trattenere tutta la rete di sportelli del Monte. Per ragioni legate alla concorrenza, una parte consistente dovrà essere ceduta. Si parla di 600-700 filiali su un totale di 1.200. È una porzione enorme della banca, praticamente la metà. Ed è proprio su questa realtà che dobbiamo concentrare l’attenzione”.
Il riferimento è all’operazione con Bper e Unipol?
“Esattamente. La prospettiva è quella di creare un nuovo soggetto bancario attraverso l’integrazione tra Bper e una parte rilevante del Monte dei Paschi. È un progetto industriale che merita attenzione e approfondimento. Bper è una banca con una storia importante, fortemente legata al proprio territorio. Dall’incontro tra queste realtà potrebbe nascere un operatore significativo nel panorama bancario italiano”.
Quindi Siena dovrebbe pensare più al progetto Bper che dell’acquisizione da parte di Intesa?
“Secondo me sì. Le scelte degli azionisti sono state fatte e dobbiamo prenderne atto. Anche io, in passato, ho espresso dubbi sull’opportunità dell’operazione Intesa, soprattutto per le conseguenze sulla concorrenza e sui clienti. Ma adesso i dati sono questi. Dobbiamo concentrare le nostre energie sul nuovo progetto industriale, capire quale banca potrà nascere e quale ruolo potrà avere il territorio”.
I rischi di Mps dopo l’acquisizione di Intesa?
“Il precedente di Ubi è importante. Dopo l’acquisizione, Ubi Banca ha cessato di esistere come soggetto autonomo. A Bergamo rimane una sede storica e un legame affettivo con quella banca, ma non esiste più come operatore. In questo caso, però, la prospettiva potrebbe essere differente, proprio perché si parla della creazione di una nuova realtà nella quale, secondo quanto prospettato, potrebbe rimanere anche il nome Mps”.
Intesa ha annunciato anche la possibilità di un’Opa obbligatoria su Mediobanca. Come interpreta questa scelta?
“È comprensibile. L’integrazione tra Mps e Mediobanca aveva un forte senso industriale e quel valore esiste ancora. Intesa vuole acquisire il Monte e anche Mediobanca, perché entrambe rappresentano realtà di grande valore. Si comprende quindi perché gli azionisti abbiano preferito non procedere con la fusione proposta da Lovaglio, alla luce degli obiettivi di Intesa”.
Lovaglio continua a sostenere che la partita non sia finita. Può esserci ancora un colpo di scena?
“Lovaglio è un manager molto capace e intelligente. Non so se abbia ancora qualche soluzione da proporre. Certamente l’operazione non è conclusa, perché gli azionisti dovranno ancora aderire concretamente all’offerta. Il voto assembleare indica una direzione, ma adesso bisogna vedere che cosa accadrà. Personalmente non riesco a immaginare un’alternativa concreta, anche se mi auguro che qualsiasi iniziativa possa contribuire a valorizzare ulteriormente il Monte”.
Quanto potrà incidere l’Antitrust?
“Avrà un ruolo determinante, perché dovrà stabilire quanti sportelli dovranno essere ceduti. È un passaggio fondamentale per definire le dimensioni e le caratteristiche del nuovo soggetto bancario. Pensiamo anche alla provincia di Siena, dove Mps conta circa 48 filiali e Intesa una quindicina. Bisognerà capire quali conseguenze avrà l’operazione sulla presenza bancaria nel territorio”.
A Siena c’è chi teme conseguenze pesanti per l’occupazione e per il futuro della città. È già tutto perduto?
“Non penso affatto che sia tutto perduto. Il Monte ha un valore importante, costruito attraverso la qualità del management, le competenze dei dipendenti e la fiducia dei clienti. È una banca che ha attraversato momenti difficilissimi e ha dimostrato una grande capacità di resistenza. Se Intesa vuole acquisirla è proprio perché riconosce questo valore. Dobbiamo partire da qui, non considerare questa vicenda soltanto una sconfitta”.
Quale dovrebbe essere allora la priorità delle istituzioni e della comunità senese?
“Partecipare con attenzione alla costruzione della nuova realtà bancaria. Gli azionisti hanno fatto le loro scelte, ma intorno al Monte esistono altri soggetti interessati: i dipendenti, i clienti, la città e il territorio. È su questo futuro che bisogna mettere intelligenza ed energie. Continuare a combattere una decisione già assunta dagli azionisti serve a poco. La vera sfida è dare valore a ciò che nascerà dall’operazione”.
Marco Crimi