Mps, domani il giorno della verità. E dalla Calabria spunta un pacchetto da 300 milioni
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Il futuro del Monte dei Paschi passa da una manciata di voti. E mentre Siena trattiene il fiato, la partita si gioca contemporaneamente tra Rocca Salimbeni, Francoforte e i grandi azionisti della banca. Domani, giovedì 29 ottobre, alle 10, l’assemblea del Monte sarà chiamata a decidere su alcune delle operazioni più importanti della sua storia recente. Da una parte il progetto di crescita dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, dall’altra l’offerta di Intesa Sanpaolo, che ha appena incassato un’autorizzazione fondamentale dalla Banca centrale europea.
Sul tavolo dell’assemblea ci sono le offerte pubbliche di scambio per acquisire Banco Bpm e Banca Generali, la fusione per incorporazione di Mediobanca nel Monte, una distribuzione straordinaria agli azionisti fino a quattro miliardi di euro e una riorganizzazione societaria che coinvolge Mediobanca Premier e Widiba. Nella parte ordinaria è prevista anche la nomina di due amministratori, Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone.
Non sarà quindi un voto diretto sull’offerta di Intesa Sanpaolo. Ma l’esito delle deliberazioni potrebbe condizionarla profondamente. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha infatti legato la propria operazione al mancato via libera ad alcune delle iniziative proposte dall’attuale gestione del Monte.
Intesa ha intanto superato un ostacolo importante. La Banca centrale europea ha autorizzato preventivamente l’acquisizione del controllo di Mps e, indirettamente, di diverse società del gruppo, tra cui Mediobanca. È arrivato anche il via libera della Banca d’Italia per ulteriori partecipazioni. Le autorizzazioni, tuttavia, non significano che l’acquisizione sia conclusa: restano da completare altri passaggi regolamentari e l’offerta agli azionisti.
Messina ha difeso l’operazione sostenendo che non si tratta di una questione di potere, ma di un progetto capace di creare valore per gli azionisti, per Siena e per il Paese. Il numero uno di Intesa ha inoltre indicato tra gli obiettivi la stabilizzazione degli equilibri del risparmio italiano e la tutela dell’indipendenza di Generali, nella quale il gruppo acquisirebbe indirettamente una partecipazione rilevante attraverso Mediobanca.
Ma il piano Lovaglio incontra resistenze tra gli azionisti. Il fondo norvegese Norges Bank, titolare di circa il 2,9% del capitale, ha annunciato il voto contrario alle principali operazioni proposte dal management. Una posizione che rende ancora più incerto il raggiungimento delle maggioranze necessarie, soprattutto per le delibere straordinarie.
Alla vigilia dell’assemblea arriva anche un caso dalla Calabria. La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Elisabetta Barbuto ha presentato un’interrogazione al presidente Roberto Occhiuto per chiedere chiarimenti sulla partecipazione dello 0,93% che, secondo ricostruzioni finanziarie richiamate nell’atto, sarebbe detenuta da Fincalabra, società della Regione Calabria.
Il pacchetto avrebbe un valore di mercato stimato intorno ai 300 milioni di euro, a fronte di un patrimonio netto della società indicato in circa otto milioni. Barbuto chiede di chiarire l’effettiva consistenza dell’investimento, la provenienza delle risorse e le motivazioni di un’operazione che, secondo l’esponente dell’opposizione, sarebbe estranea alla missione della finanziaria regionale. Si tratta di interrogativi sollevati nell’atto ispettivo, non di irregolarità accertate.