Mps, Fisac Cgil Toscana lancia l’allarme: “La banca rischia di essere ridimensionata e spartita”

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Il Monte dei Paschi rischia di essere ridimensionato e diviso, con pesanti incognite sul futuro dei lavoratori, delle filiali e delle direzioni generali di Siena e Firenze. È l’allarme lanciato dalla Fisac Cgil Toscana dopo l’assemblea degli azionisti di Mps, che ha bocciato il piano industriale del consiglio di amministrazione, respingendo la fusione con Mediobanca e le offerte su Banco BPM e Banca Generali. Una decisione che, secondo il sindacato, apre la strada all’offerta di Intesa Sanpaolo e lascia senza risposte migliaia di dipendenti.

«Hanno votato i fondi e i grandi soci, ciascuno secondo la propria valutazione. Ma a viverne le conseguenze, nel lavoro e nella vita di ogni giorno, saranno le lavoratrici e i lavoratori del Monte, che in questa decisione non avevano voce», denuncia la Fisac Cgil Toscana.

Per l’organizzazione sindacale, il risultato dell’assemblea segna un passaggio decisivo per il futuro della banca senese. L’operazione di Intesa deve ancora superare alcuni passaggi, ma il quadro è profondamente cambiato. E il timore è che il Monte possa perdere progressivamente la propria struttura e autonomia.

«Il rischio concreto è che il Monte venga ridimensionato e ripartito fra chi ha interesse a tenersi la parte migliore», avverte il sindacato, spostando l’attenzione dalle strategie finanziarie alle conseguenze occupazionali.

Al centro delle preoccupazioni ci sono soprattutto le persone che lavorano quotidianamente nelle filiali e negli uffici della banca. Dipendenti che, dopo anni di riorganizzazioni e sacrifici, si trovano nuovamente davanti a un futuro incerto.

«Che ne sarà della mia filiale? Chi sarà il mio datore di lavoro fra un anno? Il mio ufficio esisterà ancora? Il lavoro di una vita varrà ancora qualcosa?», sono gli interrogativi che la Fisac Cgil porta all’attenzione dei vertici bancari e degli azionisti.

Il sindacato ricorda come siano stati proprio i lavoratori a garantire la continuità dell’istituto durante le trasformazioni degli ultimi anni. «Sono persone che hanno attraversato piani, riorganizzazioni e sacrifici, e che hanno tenuto in piedi la banca mentre altri ne discutevano il prezzo».

Particolare attenzione viene rivolta alla Toscana e, soprattutto, a Siena, dove il Monte rappresenta una realtà economica e occupazionale profondamente radicata nel territorio. La Fisac Cgil annuncia che vigilerà sulle possibili sovrapposizioni e cessioni delle filiali, ma anche sul destino dei poli di direzione generale di Siena e Firenze.

Strutture che, secondo il sindacato, non devono essere svuotate delle proprie funzioni fino a diventare semplici presenze formali. «I poli di Direzione Generale di Siena e di Firenze non devono ridursi a una targa sul portone», è il monito dell’organizzazione.

A preoccupare sono anche le possibili conseguenze per l’indotto e per i dipendenti delle società esternalizzate, categorie che, secondo la Fisac, rischiano di essere le prime a pagare il prezzo di eventuali riorganizzazioni.

Il sindacato mette inoltre in guardia dal ricorso a parole come sinergie e tutele, frequentemente utilizzate per descrivere le grandi operazioni bancarie. «Nella pratica le sinergie riguardano quasi sempre le persone», osserva la Fisac Cgil, sottolineando come le competenze maturate nel rapporto con i clienti e con il territorio rappresentino un patrimonio da salvaguardare.

La presa di posizione si chiude con un messaggio rivolto ai protagonisti delle prossime decisioni sul futuro del Monte.

«Le lavoratrici e i lavoratori del Monte non sono un asset, non sono una sinergia, non sono una voce di bilancio. Sono la Banca. La Fisac Cgil Toscana è accanto a loro e non accetta che si decida tutto senza di loro».