Mps, Giani alla vigilia del vertice al Ministero: “Lo Stato mantenga la quota nel capitale”
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“Quel 5% deve rimanere allo Stato”. Eugenio Giani mette sul tavolo una delle carte che la Toscana intende giocare nella partita sul futuro del Monte dei Paschi. Alla vigilia del vertice di domani al Ministero dell’Economia con Giancarlo Giorgetti, il presidente della Regione anticipa la posizione che porterà a Roma insieme al sindaco di Siena Nicoletta Fabio e alla presidente della Provincia Agnese Carletti: difendere l’integrità di Mps, il suo legame con Siena e la presenza della banca sul territorio.
“Domani sarà un incontro molto importante perché Giorgetti potrà avere una posizione ferma e forte da parte del contesto territoriale toscano”, ha spiegato Giani. Per il governatore non è possibile “segmentare” una realtà che “dal 1472 rappresenta una realtà bancaria di rilievo internazionale”.
La richiesta è quella di mantenere il Monte come soggetto unitario. “Vogliamo che Monte dei Paschi rimanga un soggetto unico con la sua storia, la sua sede a Siena e con il management” che ha consentito alla banca di mantenere una rete retail nazionale, ha sottolineato Giani.
Al centro del confronto con Giorgetti ci sarà anche il quasi 5% del capitale ancora nelle mani del Ministero dell’Economia. “Chiederemo con forza che quel 5% rimanga allo Stato”, ha annunciato il presidente della Toscana, perché quella partecipazione potrebbe consentire al Governo di orientare i prossimi passaggi verso la tutela dei lavoratori e della presenza del Monte in Toscana.
Il vertice romano arriva mentre il risiko bancario entra in ore particolarmente delicate. L’attenzione è rivolta anche al cda di Banco Bpm, chiamato a valutare l’offerta di Mps, con gli occhi puntati su Crédit Agricole, che detiene il 29,3% dell’istituto lombardo e aveva frenato la precedente ipotesi di aggregazione con il Monte.
Intanto Equita indica nell’offerta di Intesa Sanpaolo “l’opzione con il miglior profilo rischio-rendimento per gli azionisti Mps”, grazie alla maggiore solidità patrimoniale e a rischi di esecuzione più contenuti. Più prudente il giudizio sul progetto illustrato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, che prevede le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali: secondo gli analisti presenta un “rischio di esecuzione elevato” e lascia ancora aperti numerosi interrogativi.