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Documento di Economia e Finanza

Osservatorio mutui: tendenze, preferenze, orientamenti 

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Nonostante, a partire dalla seconda metà del 2025, il tasso di interesse variabile sia tornato ad essere più conveniente rispetto al tasso di interesse fisso, l’anno scorso la quasi totalità degli Italiani ha scelto quest’ultimo.

La certezza di avere un importo fisso da pagare, ponderato ex ante in maniera oculata, prevale psicologicamente su potenziali risparmi dovuti a un tasso variabile iniziale più favorevole, a conferma di come la serenità sia un elemento decisivo nelle decisioni finanziarie relative al mercato dei finanziamenti.

Un altro dato interessante riguarda il terzo trimestre 2025: con una crescita delle richieste mutui dell’1,8%, che le ha portate fino al 35,3%, l’interesse dei giovani per realizzare il sogno di avere una casa propria viene confermato come un elemento fortemente presente a livello culturale e comportamentale nella realizzazione personale, in cui l’uscita dalla famiglia di origine diventa una fase centrale per l’indipendenza economica, a tutti gli effetti. Complice, di certo, la possibilità di usufruire del Fondo garanzia mutui prima casa, rinnovato per il 2026 e 2027, per favorire l’accesso degli under 36 al mercato.

L’aspettativa nel 2026 per il mercato immobiliare rimane favorevole, con l’idea di una normalizzazione dei prezzi, pur restando forti differenze territoriali e una domanda sostenuta dove gli immobili non richiedono lavori importanti o adeguamenti energetici da attuare. I prezzi, dunque, in generale saranno stabili o con una crescita moderata dove la domanda è sostenuta da presenza di università, qualità dei servizi e occupazione stabile.

Ciò che emerge è che chi oggi acquista un immobile vuole sentirsi al sicuro, e, di conseguenza, anche se il mutuo a tasso fisso ha visto tempi migliori, prevale l’esigenza di sicurezza: è la sicurezza il criterio di selezione per assicurarsi verso un’incertezza economica e sociale che continua a mostrarsi presente e non eliminabile per il futuro.

Alla data del 23 gennaio l’IRS a 20 anni è pari al 3,22% e rimane al 3,20% a 30, in confronto con un Euribor mensile, alla stessa data, dell’1,959%, e trimestrale del 2,038%; una differenza percentuale saliente tra le due tipologie che, però, non vede cambiare la preferenza verso il fisso, a conferma di come bloccare la rata e mettersi al riparo da scenari inattesi sia una scelta di programmazione iniziale dell’operazione che farà posizionare su un importo che renda sostenibile la rata di rimborso. Probabilmente, soltanto chi ha una propensione al rischio più elevata sarà disposto a scegliere il variabile nel 2026.

Rispetto, invece, alla durata preferita, l’orientamento del 2025 ha visto massime durate e massimi importi richiesti; ancora una volta, ricerca della stabilità, per poi valutare un riposizionamento in un momento successivo. Parliamo, per il 2025 di una durata media dei mutui di 24 anni e 7 mesi e di un importo medio di 144.000 euro.

Permangono, chiaramente, differenze territoriali dovute alla qualità della vita; infatti, si chiede una cifra più alta in Trentino-Alto Adige e in Lombardia, e più bassa in Molise.

Tuttavia, anche se la BCE ha lasciato invariato il costo del denaro, e anche se il T.A.E.G. per le famiglie italiane è salito leggermente, la prospettiva per il mercato dei mutui nel 2026 rimane positiva.

Alcuni accorgimenti da tenere sempre presenti, prima di indebitarsi:

1.Valutare la sostenibilità della rata per tutta la durata del contratto, in funzione di eventuali aumenti delle uscite o riduzioni delle entrate;

2.Proteggere il nucleo familiare dal debito residuo, per non compromettere obiettivi di vita e stabilità finanziaria della famiglia;

3.Rivalutare l’operazione in base ai cambiamenti di mercato e a quelli, interni al nucleo familiare.

L’operazione di mutuo ci accompagna nel lungo periodo e deve aiutarci ad ottimizzare le risorse economiche della famiglia, in funzione dei reali bisogni e delle concrete necessità.

Maria Luisa Visione