Il risiko bancario accelera e Monte dei Paschi finisce al centro di una mossa da oltre 30 miliardi. A meno di ventiquattro ore dalla proposta di aggregazione di Banco Bpm, Intesa Sanpaolo irrompe nella partita e lancia un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria sull’intero capitale di Rocca Salimbeni.
L’opas valorizza le azioni di Mps 10,091 euro ciascuna e prevede un corrispettivo composto da 1,6 azioni Intesa Sanpaolo di nuova emissione e un euro in contanti per ogni azione Monte dei Paschi. Il prezzo incorpora un premio del 12,5% rispetto al valore ufficiale di Borsa del 5 giugno e del 17,4% rispetto alla media ponderata degli ultimi tre mesi. Il controvalore complessivo massimo dell’offerta, in caso di adesione integrale, sarà di circa 30,6 miliardi di euro.
La mossa arriva il giorno dopo la proposta avanzata da Banco Bpm, che aveva chiesto a Mps l’apertura di un confronto per una possibile aggregazione tra pari. Intesa, invece, entra direttamente nella partita con un’offerta sulla totalità delle azioni ordinarie della banca senese, puntando a costruire un gruppo di dimensioni continentali.
Secondo le stime dell’istituto guidato da Carlo Messina, l’operazione darebbe vita al secondo gruppo bancario quotato dell’Eurozona per capitalizzazione di Borsa, pari a circa 126 miliardi di euro. Il nuovo gruppo potrebbe contare su circa 20 milioni di clienti in Italia e generare utili consolidati superiori a 16 miliardi di euro nel 2029.
Intesa prevede sinergie a regime per 2,9 miliardi di euro ante imposte all’anno entro il 2029: 1,5 miliardi da risparmi di costo e 1,4 miliardi da sinergie di ricavo. I costi di integrazione una tantum sono stimati in 2,1 miliardi ante imposte, pari a 1,4 miliardi dopo le imposte.
Uno dei passaggi più delicati riguarda l’accordo siglato da Intesa con Unipol Assicurazioni, pensato anche per gestire in anticipo i possibili profili antitrust. L’intesa prevede che Unipol acquisisca una banca operante con il marchio e i segni distintivi di Mps, costituita da 635 filiali e da gran parte delle strutture centrali necessarie a operare in autonomia. L’esecuzione dell’accordo è subordinata al perfezionamento dell’opas, all’adesione di Mps e alle necessarie autorizzazioni.
L’operazione coinvolgerebbe indirettamente anche Mediobanca e Generali. Intesa ha chiarito che, in caso di successo dell’offerta e di conseguente acquisizione indiretta di Mediobanca, la partecipazione in Generali sarebbe mantenuta come investimento azionario non di controllo, senza alcuna interferenza nella governance della compagnia assicurativa.
Sul piano societario, Intesa ha già convocato l’assemblea straordinaria degli azionisti per il 10 settembre a Torino. L’assemblea dovrà deliberare sull’attribuzione al consiglio di amministrazione della facoltà di aumentare il capitale sociale entro il 10 settembre, con emissione di un massimo di 5,7 miliardi di nuove azioni ordinarie a servizio dell’offerta. L’aumento di capitale avverrà con esclusione del diritto di opzione e mediante conferimento in natura.
Alla data odierna il capitale sociale di Intesa Sanpaolo è pari a 10,408 miliardi di euro, suddiviso in 17,479 miliardi di azioni ordinarie.
Ora la palla passa a Siena. Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi, già convocato, dovrà valutare le nuove mosse sul tavolo. Dopo anni di risanamento e dopo l’avvio della partita con Mediobanca, Mps si ritrova improvvisamente al centro della contesa tra i grandi protagonisti della finanza italiana.