Smart working: è sempre la migliore risorsa per gestire l’emergenza infinita?

Torna il tema dello smart working insieme al numero dei positivi in aumento, e riemergono sia la continua incertezza che lo stato di preoccupazione per l’evoluzione dei contagi. Aumentano le restrizioni e anche le distanze, quasi come se due anni di pandemia ci avessero riportato al punto di partenza.

L’impiego delle misure di lavoro agile ha rappresentato nel 2020 una risorsa non solo necessaria, ma anche utile per affrontare il contesto. Dopo l’applicazione in formula piena durante il lock down, l’utilizzo di lavoro da remoto è diventato in alcuni settori una naturale formula di attività lavorativa di natura ibrida. Alcune evidenze dell’Osservatorio sullo smart working, a cura della School of Management del Politecnico di Milano ci aiutano a riflettere sull’attuale situazione. 

Secondo la ricerca, nel 2021 si delineava un diverso equilibrio tra vecchie e nuove abitudini, tra lavoro in presenza e lavoro a distanza, con i pro e i contro di entrambi, disegnando una sorta di tendenza futura a adeguarsi con flessibilità al contesto nel cercare la migliore soluzione possibile tra le due opzioni. Così, la formula ibrida con 3 giornate agili in media per le aziende di grandi dimensioni e 2 per la Pubblica Amministrazione, diventava la strada percorribile, anche quando finalmente questa emergenza sanitaria verrà superata davvero.

In base ai dati dell’Osservatorio, a settembre del 2021, rispetto all’inizio dello stesso anno, il numero dei lavoratori agili era progressivamente diminuito e si attestava a 4,07 milioni, con 1,77 milioni di smart worker nelle grandi imprese, 630mila nelle PMI, 810mila nelle microimprese e 860mila nella Pubblica Amministrazione. Tuttavia, tale calo dipendeva essenzialmente dal rientro in presenza per una buona parte di categorie dei lavoratori e lasciava in atto un certo orientamento ad utilizzare il lavoro da remoto anche in seguito. Infatti, si prevedevano, al termine della pandemia, nel complesso 4,38 milioni di smart worker (2,03 milioni nelle grandi imprese, 700mila nelle PMI, 970mila nelle microimprese e 680mila nella Pubblica Amministrazione).

Su benefici e svantaggi di lavorare in smart le opinioni sono contrastanti. Per tutte le organizzazioni il vantaggio maggiore è rappresentato dal miglioramento del work life balance, cioè dell’equilibrio tra vita privata e lavoro. Per le grandi imprese e per la Pubblica Amministrazione con il lavoro da remoto sono migliorate efficacia ed efficienza, aspetto non riscontrabile, invece, in egual misura nelle PMI. Ciò che, di contro, rappresenta per tutti un elemento negativo è il peggioramento della comunicazione tra colleghi, più ampio nelle grandi imprese in cui peggiora di oltre la metà (55%) e poi a seguire del 44% nelle PMI e del 48% nella Pubblica Amministrazione.

Se migliorano, in genere, work life balance e produttività lato aziende, per molti lavoratori essere in smart ha comportato tecnostress (28%) e overworking (17%). In sostanza, l’attaccamento all’azienda e alle persone viene meno lavorando da casa e l’uso protratto della tecnologia comporta impatti negativi a livello comportamentale e psicologico. 

In mezzo a questi dati c’è la vita di ognuno di noi, per tutti diversa. C’è una socialità che cambia e ci sono una vita familiare, lavorativa e personale da gestire.

E tu cosa ne pensi? Soprattutto in questo momento?

Maria Luisa Visione