A 111 anni ricorda il primo voto, la storia di Nella Faleri: “Andai al seggio con il bacino rotto”
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Centoundici anni e una pelle morbida e bella, gli occhi che sorridono, la lucidità di chi ogni mattina legge il giornale e si informa dio ciò che succede nel mondo. La verve è anche oggi (a detta della figlia Lucia, che di anni ne ha 83) quella di una vita: nata nelle campagne senesi, vissuta tra i campi da coltivare per poi dividere col mezzadro i raccolti e a servizio dei ricchi borghesi che da diverse parti d’Italia arrivavano, deviando percorsi verso Roma o Orino, per farsi ricamare e cucire preziosi abiti di seta. Nella ha gli occhi che ridono e le mani che sanno lavorare con grazia il più esclusivo dei tessuti, il più chic degli accessori ma anche la forza per i lavori di fatica. E a 111 anni, vissuti nel verde della Val d’Arbia e mai oltre, conserva con guizzi improvvisi di lucidità ricordi nitidi. Profumi, sapori (è golosa di fritto, ndr), saperi che solo la scuola della vita insegna perché oltre la quinta elementare non si andava, soprattutto se si era donne. Eppure, nonostante lei avesse una vita piena e che le donne votassero lì per lì non sembrava una grande conquista (lo capì solo dopo), Nella con grande senso del dovere fu tra le donne che andarono a votare la prima volta, il 2 giugno 1946. “Anche se stavo male – racconta – . Non riuscivo praticamente a camminare a causa di una brutta caduta con cui mi ruppi il bacino”.
Nella Faleri, nata nel 1915, il 2 aprile spegnerà appunto 111 candeline. È la donna più longeva di Siena e provincia, prima in Toscana e quinta in Italia. Una vita lunga più di un secolo attraversata dalla mezzadria, dalle guerre e dai profondi cambiamenti del Novecento.
Quando arrivò il referendum per scegliere tra Monarchia e Repubblica aveva poco più di trent’anni. Proprio in quei giorni però era caduta in casa e si era fatta male al bacino. Nonostante il dolore decise comunque di andare al seggio. “Mi ero fatta male e stavo male in piedi”, ricorda ancora oggi. “Però si andava a votare. Scelsi la Repubblica”.
La portarono alle scuole di Ponte d’Arbia. Dalla fattoria dove viveva la famiglia arrivò un passaggio e lei, dolorante, raggiunse il seggio per partecipare a quella scelta storica. “Era la prima volta che votavo. Fu un’emozione”, racconta.
Nella, ultimogenita di una famiglia con cinque fratelli, era cresciuta nelle campagne di Monteroni d’Arbia, tra Lucignano, San Fabiano e le More di Cuna. Una grande famiglia contadina: quando nacque vivevano in ventotto nello stesso podere. “Io ho fatto la contadina”, dice con semplicità.
Una vita segnata dal lavoro nei campi e dal sistema della mezzadria, ma anche dalla guerra. Il padre fu richiamato al fronte durante la Grande Guerra e tornò quando lei aveva appena sette mesi. Ma prima di partire fece una fotografia con i figli, perché non era sicuro sopravvivere al fronte.
Durante il secondo conflitto mondiale nelle campagne della Val d’Arbia passarono prima i tedeschi e poi gli americani. Di quei giorni restano ricordi vividi. I soldati statunitensi accampati vicino alla fattoria portavano caramelle e cioccolata ai bambini. La figlia Lucia spiega che proprio per questo la sua prima parola pronunciata fu “good morning”.
Oggi Nella Faleri vive ancora con lei. Lucia è tra le persone – rarissime – che può vantare di aver letteralmente vissuto una vita intera con i genitori. E dopo una vita lunga più di un secolo dice di aver fatto il suo dovere civico. “Ho votato abbastanza”, scherza. “Dopo i cent’anni ho smesso”. Ma il ricordo di quel primo voto resta uno dei momenti più importanti della sua lunga storia.