A piedi e senza soldi a spasso per l’Italia, il pellegrino “giramondo” fa tappa a Siena: “Scopro me stesso attraverso gli altri”
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Cammina senza soldi, attraversa l’Italia affidandosi agli incontri e arriva fino al Papa con una piantina di cipresso, simbolo della croce di Cristo. È il viaggio di Adrián Ruiz Pelayo, 35 anni, spagnolo originario di Marbella, partito per un pellegrinaggio che è insieme sfida personale e ricerca spirituale.
Il suo percorso, “Un cammino per scoprire”, come lo ha definito, è iniziato nell’aprile scorso da Palermo. Ruiz Pelayo ha risalito la penisola seguendo una regola precisa: niente denaro, solo ospitalità e relazioni. Un cammino che lo ha portato dalla Sicilia alla Calabria, poi in Campania e nel Lazio, fino a Roma. In questi giorni si trova a Siena.
Adrián, partiamo dall’inizio: come nasce questo cammino?
“Nasce da un’esperienza che ho fatto in Spagna, durante l’anno santo. Lì ho capito che volevo fare qualcosa di più profondo, non solo un viaggio ma un percorso personale. Ho deciso di mettermi in cammino senza soldi, come una sfida con me stesso, ma anche come un modo per capire davvero cosa succede quando ti affidi completamente agli altri e a quello che incontri lungo la strada”.
Hai scelto una regola molto radicale: niente denaro…
“Volevo vivere il cammino in modo autentico. Se hai soldi, hai sempre una soluzione. Senza soldi, invece, sei costretto a fidarti. E lì succede qualcosa di speciale: incontri persone che ti aiutano senza conoscerti, che ti accolgono. È una cosa molto forte, molto vera. Io non accetto denaro, ma accetto ospitalità, e questo crea relazioni reali”.
Il tuo viaggio parte da Palermo. Che tipo di percorso è stato finora?
“È stato lungo e intenso. Ho iniziato dalla Sicilia, ho fatto tutta la costa e anche l’entroterra, sono salito sull’Etna, poi ho continuato lungo tutta l’Italia: Calabria, Basilicata, Campania, fino a Napoli e poi Roma. Ogni tappa è diversa, ogni giorno cambia tutto. Non è un viaggio programmato, è un cammino che si costruisce passo dopo passo”.
In Sicilia ti sei fermato a lungo. Perché?
“Perché avevo in programma di incontrare Papa Francesco, ma quando è venuto a mancare ho deciso di restare più tempo lì. È stato un modo per conoscere davvero il territorio. E poi lì ho vissuto momenti molto forti, soprattutto quando sono ripartito: le persone che mi avevano aiutato erano emozionate, qualcuno piangeva. È stato come sentire l’abbraccio di tutta l’isola”.
Poi l’arrivo a Roma e l’incontro con il Papa. Che momento è stato?
“È stato uno dei momenti più importanti del mio cammino. Il 7 gennaio ho incontrato Papa Leone XIV e gli ho raccontato quello che sto vivendo. Gli ho portato anche dei semi che avevo ricevuto durante il pellegrinaggio. Lui li ha benedetti. È stato un momento molto forte, perché in qualche modo rappresentava tutto il senso del viaggio”.
Che Italia hai trovato lungo il percorso?
“Un’Italia molto accogliente. Quando sono arrivato non parlavo italiano, non conoscevo la cultura. Ma camminando ho imparato tutto. Le persone sono curiose, vogliono sapere, vogliono aiutare. Alla fine ho trovato tante somiglianze con la Spagna, soprattutto nel modo di vivere e nelle relazioni”.
E in provincia di Siena che esperienza è stata?
“Bellissima. Ho attraversato la Val d’Orcia, passando da Pienza e San Quirico d’Orcia, che sono luoghi incredibili. Poi sono arrivato a Siena, dove mi fermerò qualche giorno. È una città autentica, si sente la storia. Anche qui sto trovando ospitalità, persone che mi accolgono senza conoscermi”.
Come scegli le tappe del tuo cammino?
“Non le scelgo davvero. Sono le persone a indicarmi la strada. Mi dicono: vieni qui, fermati da noi, passa da questo posto. Io mi lascio guidare. Il cammino cambia continuamente, non è mai fisso”.
Quali saranno i prossimi passi?
“Da Siena andrò verso Colle di Val d’Elsa, poi San Gimignano, Firenze e dopo attraverserò gli Appennini per arrivare a Bologna. Ma, come sempre, dipenderà dagli incontri”.
Questo viaggio finirà o è solo l’inizio?
“È solo l’inizio. Sto pensando di raccontarlo in un documentario, perché ho raccolto tantissime immagini e storie. E poi c’è già una nuova idea: il Giubileo del 2027, da Roma a Santiago, sempre senza soldi, come si faceva una volta. Sarebbe una nuova sfida, ma con lo stesso spirito”.