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Non ce l’abbiamo fatta a restare fermi.
La voglia di migliorarci era troppo grande.
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Beko, in provincia attivato il tavolo permanente di crisi
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Un tavolo permanente di crisi ed un impegno economico per i lavoratori: su Beko il faccia a faccia tra sindacati e attori istituzionali in provincia produce questi risultati.
Prima del 10 dicembre, data del nuovo vertice sulla vertenza al Ministero, ci sarà tempo per ritrovarsi ancora. Per tutti però resta la priorità del mantenimento della continuità industriale del sito.
“Abbiamo fatto delle richieste concrete – le parole di Daniela Maniero, segretario della Fiom Cgil Siena – per avere risposte sostenibili visto che questa vertenza sarà lunga. Il fattore tempo resta indispensabile e dobbiamo recuperarlo il più possibile. Beko ha intenzione di dismettere lo stabilimento entro un anno per cui le giornate di cassa integrazione aumenteranno. E se non vogliamo indebolire questa nostra lotta dobbiamo renderla sostenibile e dunque aiutare i dipendenti”.
La mobilitazione delle sigle di categoria intanto va avanti. In programma già da domani ci sono i presidi davanti all’azienda. Poi una nuova assemblea.Possibile la presenza dei lavoratori al consiglio comunale del prossimo 28 novembre, dove con buona probabilità sarà discussa l’interrogazione urgente, presentata dalle opposizioni, che chiede al Comune quali azioni intende intraprendere per tutelare le famiglie degli operai. L’altro fronte è quello della proprietà dello stabilimento.
“Vogliamo sapere in modo chiaro – dice Massimo Martini, segretario Uilm di Siena – cosa significa questo stabilimento per Siena. E cioè chi è la proprietà , cosa vuole fare dell’impianto. Non c’è stata infatti chiarezza. Il primo cittadino è stato però preciso e ci ha confermato che la struttura è della Duccio Immobiliare, con cui lei farà un passaggio. Dobbiamo infatti fermare qualunque iniziativa su eventuali vendite”.
A muoversi anche la politica. Lo farà domani con una mozione in consiglio regionale e poi un altro atto sarà discusso in provincia. Quindi il Parlamento con l’interpellanza presentata dal Pd al Ministero Adolfo Urso.