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Biotecnopolo, 120 ricercatori entro il 2027. Il direttore generale: “Saremo congiunzione tra ricerca e prodotto”

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“Biotecnologie, opportunità e sfide per il Made in Italy”: questo il titolo dell’evento del Biotecnopolo di domani. Direttore generale Gianluca Polifrone, parliamo dell’iniziativa. E di vaccini e di contesto internazionale…

“Il Biotecnopolo ha aderito a questa iniziativa a carattere nazionale perché rappresenta un momento importante per riflettere su un settore che, a mio parere e a parere di molti, sta diventando strategico per i Paesi occidentali. Viviamo un’epoca in cui ci è stato raccontato che la globalizzazione fosse neutrale. Oggi ci rendiamo conto che non è così: una parte del mondo, mi riferisco soprattutto a Cina e India, non è più solo partner commerciale, ma è diventata anche competitor. Noi non discutiamo la qualità dei nostri ricercatori, ma discutiamo di un sistema che perde competitività perché non riusciamo più a brevettare. Partecipare alla Giornata del Made in Italy significa occupare uno spazio importante. Il nostro obiettivo è mettere allo stesso tavolo industria, università e ricerca pubblica per capire come passare dal paper al prodotto e dove si trova il collo di bottiglia. Vogliamo costruire un dibattito con attori autorevoli e portare l’esperienza di Siena su un panorama internazionale. Siena ha una grande tradizione e pensiamo di avere tutte le competenze e il supporto per farlo”.

C’è poi il tema dei vaccini e del clima di sfiducia a livello internazionale. Come si interviene su questo fronte?

“Io credo che la scienza abbia un principio dal quale non si può prescindere: la scienza non è democratica. La scienza ha migliorato il mondo. La gestione della pandemia è un’altra questione, ma non può e non deve mettere in discussione il valore della ricerca scientifica. Io la pandemia l’ho vissuta in prima persona all’Agenzia Italiana del Farmaco e credo che un ruolo lo abbiano avuto anche i media. Durante quel periodo c’è stata un’infodemia. Quando si trovano talk televisivi con chiunque a parlare di un tema così delicato, io mi chiedo se quella sia la strada giusta. Chi comunica ha una responsabilità e una missione”.

Parlando proprio di comunicazione: come si colloca tutto questo rispetto alla sanità pubblica?

“La responsabilità del mondo della comunicazione è centrale. Io, avendo una formazione da funzionario pubblico, conosco bene la differenza tra ufficio stampa e comunicazione istituzionale. Quando si guida un ente pubblico, bisogna essere molto attenti: non si tratta di dare prove di esistenza in vita, ma di dare informazioni corrette. Se comunichiamo male, è chiaro che c’è un pezzo di Paese che può perdere fiducia. Chi comunica ha un ruolo e una missione. Il senso dell’etica non può appartenere solo ai corsi di formazione, ma deve essere anche una responsabilità personale. Quando si parla di ricerca bisogna distinguere: la ricerca scientifica ha migliorato la vita dell’uomo, mentre i temi della sicurezza e dell’accessibilità appartengono alla regolazione. Sono due piani diversi. La ricerca, per arrivare ai risultati, ha bisogno anche di sbagliare. Io non conosco scienziati che abbiano brevettato un farmaco senza aver sbagliato prima. La medicina è una scienza imperfetta, ma è proprio questo che le permette di progredire”.

Capitolo Biotecnopolo: ci sono novità anche per il territorio senese?

“In un anno e mezzo abbiamo costruito le basi. Come avviene in tutte le startup, abbiamo seguito le procedure previste per un ente pubblico e abbiamo acquisito la sede di strada del Petriccio e Belriguardo, che è oggi l’headquarter della Fondazione. Abbiamo un atto di indirizzo del Ministero della Salute che definisce i nostri obiettivi: discovery, preclinica, clinica e sviluppo. In questa sede non possiamo fare sviluppo industriale, quindi abbiamo la necessità di realizzare un impianto pilota oppure di lavorare con il mercato. In questo anno e mezzo abbiamo assunto circa 40 ricercatori e l’obiettivo è arrivare a circa 120 unità nel triennio, quindi entro il 2027. Perché la ricerca senza ricercatori non si fa. La difficoltà principale è attrarre i migliori talenti. Questo è uno degli obiettivi fondamentali. Noi siamo coinvolti anche in programmi internazionali, grazie al gruppo guidato dal professor Rappuoli, con realtà come CEPI e OMS. Stiamo lavorando anche su temi come l’antimicrobico-resistenza, che rappresenta la pandemia silenziosa dei nostri tempi, con progetti che guardano anche alla fase clinica. Il danno vero che il Paese ha fatto negli ultimi anni è formare competenze e poi vederle andare via. Noi dobbiamo trattenerle. Infine, è chiaro che oggi sicurezza sanitaria equivale a sicurezza nazionale. Siamo ancora troppo dipendenti dall’estero, soprattutto da Cina e India, per la produzione farmaceutica. Questa è una sfida globale. L’obiettivo finale è fare ricerca di qualità e arrivare a fare politica industriale. Siena è il punto di partenza, ma non può essere il punto di arrivo”.

Katiuscia Vaselli

Marco Crimi