Caro carburanti, Pubblica Assistenza di Siena: “Spendiamo di più facendo meno chilometri”. La presidente chiede l’adeguamento dei rimborsi

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Diecimila chilometri percorsi in meno, ma quattromila euro di spese in più. È il paradosso con cui deve fare i conti la Pubblica Assistenza di Siena, alle prese con l’aumento dei costi di gestione dei propri mezzi. Il caro carburanti si fa sentire, ma non è l’unico problema: pesano anche l’invecchiamento del parco veicoli e le tariffe dei rimborsi chilometrici per i servizi sociali, che, secondo la presidente Alessandra Fanetti, sono ferme da anni. Una situazione che preoccupa il mondo del volontariato e riporta al centro il tema della sostenibilità economica dei servizi essenziali per i cittadini.

L’allarme arriva dopo quello lanciato dalla Pubblica Assistenza di Poggibonsi, dove la presidente Antonella Checcucci ha denunciato aumenti del 62,42% per l’energia elettrica e del 37,04% per il gas, rivolgendo un appello ai soci affinché sostengano l’associazione. Una situazione nella quale si riconosce anche la realtà senese.

“La situazione è abbastanza preoccupante, credo un po’ per tutte le associazioni. Anche la Pubblica Assistenza di Siena si allinea su quanto ha dichiarato la presidente di Poggibonsi”, spiega Fanetti. “Il problema del caro carburante e dell’energia è un problema che fino a qualche tempo fa potevamo un po’ prevedere, ma adesso è veramente tangibile, proprio anche nei numeri”.

E sono proprio i numeri a fotografare le difficoltà. Nei primi dieci mesi del 2025 la Pubblica Assistenza di Siena aveva sostenuto una spesa di circa 38mila euro per percorrere 186mila chilometri. Nello stesso periodo del 2026 la spesa è salita a 42mila euro, nonostante i chilometri percorsi siano scesi a 176mila. Significa un aumento dei costi complessivi di circa il 10,5%, a fronte di una riduzione dell’attività chilometrica del 5,4%.

Il costo medio per chilometro, secondo i valori indicati dalla presidente, è passato da circa 18 a 24 centesimi. “Abbiamo aumentato tantissimo, facendo addirittura meno chilometri”, osserva Fanetti, che nell’intervista parla di un incremento del 30%. Un dato che la presidente collega non soltanto al carburante, ma anche alle condizioni dei mezzi.

“Non è dato solamente dal caro carburante, ci mancherebbe, che è la causa ovviamente più immediata e più probabile, ma è anche l’invecchiamento dei mezzi. Il cambio e l’invecchiamento del parco mezzi è un fattore molto importante”, sottolinea.

Le prospettive non rassicurano. “È un problema che ci preoccupa tanto, soprattutto perché la previsione futura non è certamente molto serena, molto rosea. Dovremo fare anche delle valutazioni su come cercare di risparmiare in questo senso”.

Ma risparmiare non significa poter tagliare liberamente le prestazioni. La Pubblica Assistenza svolge attività sanitarie e sociali che rispondono a necessità quotidiane della popolazione, dai trasporti alle emergenze. “I nostri servizi sono servizi fondamentali. Se ci fermiamo dal punto di vista sanitario, dal punto di vista sociale, che impatto può avere sulla comunità, sulla cittadinanza? È un problema molto serio”, avverte Fanetti.

La presidente esclude che la riduzione delle attività possa rappresentare una soluzione praticabile. “Il fatto di ridurre non è una cosa che si possa, secondo me, fare, perché siamo delle associazioni che offrono dei servizi verso la cittadinanza e garantiamo il servizio, soprattutto quello sanitario, quello sull’ambulanza, rispondendo a una convenzione regionale. Quindi non è che uno si può tirare indietro”.

A complicare il quadro c’è poi un problema strutturale che riguarda i servizi sociali. A margine dell’intervista Fanetti richiama l’attenzione sulla necessità di aggiornare i rimborsi chilometrici riconosciuti per queste attività, che non avrebbero seguito l’aumento delle spese sostenute dalle associazioni.

“Si deve prestare attenzione all’adeguamento dei rimborsi chilometrici per i servizi sociali. La tariffa è ferma da anni. Avevo già richiesto un adeguamento”, afferma la presidente.

Un passaggio significativo, perché mette in evidenza una difficoltà che va oltre l’emergenza del momento: se le spese per garantire un trasporto aumentano mentre il relativo rimborso resta invariato, la differenza finisce per gravare sui bilanci delle associazioni. Fanetti segnala dunque una questione sulla quale aveva già sollecitato un intervento, senza che, secondo quanto riferisce, si sia ancora arrivati all’adeguamento richiesto.

La strada indicata dalla presidente passa dal confronto con le istituzioni. “Siamo in fase di studio, di analisi, per valutare una richiesta di sostegno alle istituzioni”, spiega. Non soltanto una domanda di aiuti economici, ma anche la volontà di partecipare ai luoghi in cui vengono discusse le condizioni di funzionamento del sistema.

“Più che chiedere un aiuto, è cercare l’aiuto presso le istituzioni partecipando anche ai tavoli istituzionali, che sono estremamente importanti. Già partecipiamo a tanti tavoli istituzionali, soprattutto nell’ambito del sociale”.

Per quanto riguarda il servizio sanitario, il riferimento è invece alle convenzioni regionali e al lavoro dei comitati regionali delle associazioni. “So che ci sono dei tavoli di confronto, ma bisogna assolutamente farsi sentire molto di più e cercare un maggior confronto”, afferma Fanetti.

L’obiettivo è trovare un equilibrio tra risorse disponibili, costi crescenti e necessità di continuare a garantire le prestazioni. “Le istituzioni capiscano, e credo che lo capiscano senza tanti problemi, che le nostre associazioni vanno incontro a un periodo di grandissima difficoltà. Quindi bisogna che ci ascoltino, che ci si confronti e che si possa trovare insieme anche delle soluzioni comuni”.

MC