Don Giglio al vertice della Caritas Toscana: “La casa è un tema urgente. Servono scelte che aiutino le famiglie”

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Don Vittorio Giglio, è arrivata l’ufficialità della sua nomina a delegato regionale della Caritas Toscana. Un incarico importante che si aggiunge alla guida delle Caritas di Siena e Montepulciano. Come affronterà questo nuovo impegno?

“È un servizio, come tutti i nostri impegni. Se finora il mio lavoro era dedicato alle Caritas di Siena e di Montepulciano, ora mi è stato chiesto di rappresentare quell’unità tra Caritas Italiana e tutte le Caritas della Toscana, promuovendo un cammino comune al servizio dei più bisognosi. Certamente è un incarico gravoso, che si aggiunge agli altri impegni e che mi porterà a ricalibrarli: la giornata è fatta di 24 ore. Devo ringraziare per il grande lavoro svolto don Emanuele Morelli, con il quale c’è un rapporto di amicizia e continuerà certamente la collaborazione. Posso contare sull’amicizia e sul cammino comune di tutti i direttori e di tutte le Caritas della Toscana. Ci sarà da girare un po’ di più per tutta la regione, ma questo mi permetterà anche di arricchirmi attraverso altre esperienze”.

Il nuovo incarico arriva in una fase complessa, segnata da una povertà crescente e dalle conseguenze delle crisi internazionali. Qual è oggi il quadro che vede Caritas?

“Viviamo certamente un tempo difficile da tanti punti di vista, con una povertà crescente. Lo abbiamo detto in tante circostanze. Caritas si impegna a rispondere a questi bisogni attraverso la ricchezza e l’originalità di ogni luogo e di ogni situazione. In Toscana abbiamo una grande varietà di risposte, alcune anche fantasiose, ma capaci di coinvolgere e di rispondere ai tempi che viviamo. Poi c’è una dimensione più ampia, che riguarda le difficili situazioni di guerra. Come Caritas Toscana siamo gemellati con Caritas Turchia, abbiamo visite e scambi di visite e sappiamo che dalla Turchia passa anche la rotta balcanica, che porta flussi migratori anche dalle nostre parti. A questo si aggiunge il rapporto con la Regione Toscana per quanto riguarda l’osservatorio delle povertà e delle risorse e tutto il lavoro portato avanti ormai da anni. La collaborazione permette di non affrontare un cammino solitario, ma un percorso comunitario insieme a tutti gli altri”.

Guidare Caritas Toscana significa anche confrontarsi con le istituzioni e con le scelte politiche che incidono sulla vita delle persone. Quanto sarà importante questa dimensione?

“Datemi il tempo di entrare pienamente in questo nuovo ruolo, ma posso già dire che Caritas Toscana ha un settore dedicato alle politiche sociali e che il dialogo con la Regione, nostro interlocutore principale, è molto forte e significativo. Attraverso questo confronto e attraverso Caritas Italiana, con quella che viene chiamata “advocacy”, portiamo il particolare punto di vista di Caritas anche ai tavoli delle altre istituzioni. Da certi punti di vista siamo un osservatorio privilegiato della realtà. È una dimensione importantissima, perché Caritas non deve soltanto preoccuparsi di dare da mangiare o da vestire. Deve affrontare anche le problematiche legate alle scelte sociali e politiche che riguardano un Paese e una regione come la nostra, che ha tante risorse ma anche tante problematiche. E non c’è soltanto l’immigrazione. Pensiamo al lavoro, un tema del quale anche a Siena abbiamo avuto esperienza. Pensiamo alle abitazioni, che rappresentano un tema urgente. Ci sono problemi che toccano direttamente le famiglie e la loro gestione quotidiana. A volte occorre preoccuparsi anche di scelte politiche che aiutino concretamente le famiglie e le persone che vivono in questa terra”.

Allargando lo sguardo dalla realtà senese all’intera Toscana, cambiano anche le dimensioni dei problemi. Siena, rispetto alle città più grandi, resta una realtà relativamente protetta?

“Lo abbiamo sempre detto: Siena è una “città salotto”, permettetemi questa immagine. È una città dove i problemi ci sono, ma sono contenuti in una certa misura, anche perché è una città piccola. Pensiamo a Firenze, Prato o Livorno: città più grandi, con dinamiche diverse, in alcuni casi città portuali, dove le problematiche assumono dimensioni maggiori. In questo momento non sarebbe giusto da parte mia dare dei numeri. Caritas Toscana presenta annualmente il rapporto sulle povertà e sulle risorse insieme alla Regione. Indubbiamente ci sono città dove le problematiche sono veramente tante. Anche da noi, però, i problemi esistono e dobbiamo rispondere ai problemi che affrontiamo, non a quelli che immaginiamo. Anche numeri più ridotti a Siena diventano importanti, proprio perché siamo una città più piccola. In Toscana esistono situazioni con gravi problemi e difficoltà che devono essere affrontate. È un lavoro che le Caritas locali portano avanti insieme a Caritas Toscana e Caritas Italiana”.

Katiuscia Vaselli