Giorno del Ricordo, il prefetto: “Ogni totalitarismo genera odio e violenza. La Costituzione è la via maestra”
Condividi su
La tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata non appartiene solo al passato, ma interroga anche il presente. È il messaggio emerso con forza dalle iniziative che si sono svolte in occasione del Giorno del Ricordo.
La cerimonia si è tenuta al parco “Norma Cossetto”, dove il prefetto Valerio Massimo Romeo, insieme al sindaco Siena Nicoletta Fabio e alla presidente della Provincia Agnese Carletti, ha deposto una corona in memoria della giovane studentessa istriana, divenuta simbolo delle violenze subite dagli italiani nei territori dell’Istria, della Dalmazia e del Carnaro dopo l’8 settembre 1943.
Nel suo intervento, Romeo ha ricordato che “oggi non viene commemorata solo Norma Cossetto, ma tutti i martiri delle foibe”, sottolineando come si tratti di una tragedia riconosciuta ufficialmente dallo Stato italiano con una legge nazionale. Romeo ha ricostruito il contesto storico delle violenze, evidenziando che le persecuzioni contro la popolazione italiana “iniziano già nel 1943, dopo l’8 settembre”, e non solo nel 1945.
Il prefetto ha parlato di una violenza alimentata da “nazionalismo esasperato, giustizia sommaria e volontà di sradicare la presenza italiana dalla Venezia Giulia”, richiamando le parole pronunciate nel 2007 dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che definì quelle vicende come una forma di pulizia etnica. “Per troppo tempo – ha ricordato Romeo citando Napolitano – la tragedia delle foibe e dell’esodo è stata una pagina strappata della nostra storia”.
Nel suo discorso, il prefetto ha posto un accento particolare anche sul ruolo delle forze dell’ordine. “Molti appartenenti alla polizia e alla guardia di finanza furono uccisi per il solo fatto di indossare una divisa e rappresentare l’italianità”, ha affermato, ricordando in particolare le stragi avvenute a Trieste nella primavera del 1945, tra cui quella di Campo Marzio, nella quale persero la vita decine di finanzieri.
Romeo ha poi ricordato l’entità della tragedia: “Parliamo di oltre 20 mila italiani uccisi o deportati e di un esodo che ha coinvolto tra le 250 e le 300 mila persone, costrette ad abbandonare le proprie case in un’Italia già devastata dalla guerra”. Un passaggio che, ha spiegato, deve essere compreso nella sua interezza storica, senza semplificazioni o rimozioni.
Nella parte finale del suo intervento, il prefetto ha collegato la memoria storica all’attualità, indicando nel rifiuto di ogni forma di dittatura una lezione ancora valida. “Ogni totalitarismo di qualunque segno, genera odio e violenza”, ha detto, mettendo in guardia anche dagli estremismi nazionalisti. “L’amore per la patria è un valore positivo, ma il nazionalismo esasperato ne è la degenerazione”.
Romeo ha quindi indicato nella Costituzione italiana il punto di riferimento per il presente e per il futuro, ricordando che essa “è nata dal sangue di chi ha lottato per la libertà» ed è «contraria a ogni forma di odio razziale e di sopraffazione”. Un richiamo, ha concluso, ai valori di democrazia, pace e dignità della persona, sotto la guida del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Le iniziative per il Giorno del Ricordo proseguiranno nel pomeriggio all’Archivio di Stato con l’incontro “Voci dal profondo”, dedicato alle tragedie del confine orientale.