I senesi ricordano le vittime dell’Olocausto: “In questo momento delicato, non possiamo dimenticare la storia”
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Chi non ricorda è condannato a ripetere gli errori: è una frase che sentiamo spessissimo e a volte anche nei contesti sbagliati. Questa citazione però, oggi assume un significato importantissimo e per ciò che sta accadendo nel mondo attuale, ha il potere di insegnare ancora molti valori. Il 27 gennaio, non è mai una data come le altre: è il Giorno della Memoria; il giorno in cui, nel 1945, le Armate Rosse liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Anche Siena non resta in silenzio di fronte a questo pezzo di storia e tanti cittadini, questa mattina, hanno voluto commemorare le vittime dell’Olocausto.
“Il Giorno della Memoria è importante perché ricorda a tutti noi uno degli eventi più drammatici della storia dell’umanità – commenta Gaetano Pierini -. Purtroppo, il progetto di sterminio degli ebrei non è stato l’unico attuato nel tempo: è successo anche ai nativi indiani, agli aztechi e agli inca. Non possiamo dimenticare, perché è giusto e doveroso rendere onore e rispetto a tutte le persone innocenti che hanno perso la vita”.
“Il 27 gennaio è un’occasione molto importante anche per noi giovani – spiega Gaia Dragoni -, perché anche noi non dobbiamo fare gli errori che sono stati commessi nel passato e visto il momento che stiamo attraversando, vorrei che non li dimenticasse nessuno”.
“Vorrei sottolineare – spiega un cittadino – che oltre 4 milioni di persone si sono scordate di quel pezzo di storia, perché sono andate a difendere i palestinesi, che sono stati dei fedeli alleati delle SS. Dunque, mi sento di dire che oggi la storia è stata stravolta”.
“Sono stata pochi mesi fa ad Auschwitz ed è stata un’esperienza molto particolare – commenta Eleonora Morelli -, perché mi rendevo conto di essere dentro ad un pezzo di storia, ma ascoltando gli storici che ci guidavano mi ha fatto anche un effetto tremendo. Ho cercato di immaginare ciò che hanno passato quelle persone durante la guerra ed è stato terribile”.
“Ricordo che anche in Italia ci sono stati campi di sterminio – spiega una cittadina -. Infatti, una volta con la scuola andammo in gita a vedere la Risiera di San Saba a Trieste e auguro a tutti di poterci andare un giorno a visitarla, perché così si può realmente capire cosa hanno rappresentato questi luoghi e che cosa è accaduto”.
“Il 27 gennaio non deve essere un rituale da onorare in modo retorico – commenta Roberto Barzanti -, ma deve invitare ad una riflessione approfondita, anche rispetto a ciò che accade oggi con le guerre che in questi ultimi dieci anni si sono sviluppate. Non possiamo commettere ancora una volta gli orrori che i nostri antenati hanno vissuto”.