Il 17 agosto: una data che ha segnato (spesso) la storia di Siena e del Palio

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Ci sono notti che sembrano sospese nel tempo. Notti in cui la storia, nel bene o nel male, nel male o nel bene, avrebbe già fatto il suo corso. E invece tutto si ferma. Resta una notte d’agosto in cui l’attesa dell’emozione diventa emozione essa stessa.

E allora, da narratrice di cose accadute secoli fa quale sono, vi racconto che ci sono date che, nella storia di Siena, sembrano avere una predilezione per gli avvenimenti fuori dall’ordinario. Il 17 agosto è una di queste.

Il 17 agosto 1730, tre giorni dopo il furto della pisside con le ostie consacrate dalla basilica di San Francesco (vuota perché i religiosi erano in Duomo per le feste dell’Assunta e il Corteo dei Ceri e dei Censi del 14 agosto), Siena vive uno dei momenti religiosi più intensi della sua storia. Durante una Messa in Provenzano, un giovane chierico guarda nella fessura di una cassetta delle elemosine e vede qualcosa: sono le particole scomparse. La chiesa viene chiusa, arrivano le autorità ecclesiastiche, le ostie vengono confrontate con quelle di San Francesco e riconosciute. Alcune sono rimaste perfino impigliate nelle ragnatele di una cassetta che non veniva aperta da diciotto mesi. Viene intonato il Te Deum, la gente si inginocchia e, dopo tre giorni di angoscia, Siena può finalmente gioire. Il giorno successivo le particole vengono solennemente riportate a San Francesco. Sono le Sacre Particole, ancora oggi conservate nella basilica e venerate come Miracolo Eucaristico. Il Palio del 16 agosto, naturalmente, quell’anno non venne disputato per lo sconvolgimento dovuto al sacrilego furto.

Perché, a ben guardare, nei nostri 17 agosto il Palio, di riffa o di raffa, finisce sempre per entrarci.

Il 17 agosto 1874, nel piazzale interno della Fortezza di Santa Barbara, si corre infatti un Palio alla romana, organizzato dalla Società delle Feste e non riconosciuto nell’elenco ufficiale delle vittorie delle Contrade. I cavalli vengono divisi in batterie e i vincitori si affrontano nella finale. Era un Palio, ma non era il Palio. E non era neppure una stranezza: tra Ottocento e primo Novecento le feste di mezz’agosto duravano anche otto o dieci giorni, tra fiere di bestiame, corse di “birrocci”, tombole, fuochi d’artificio, balli, opere liriche e corse di cavalli di ogni genere. Lo scopo era anche molto concreto: trattenere i “forestieri”. Farli dormire, mangiare, comprare nelle botteghe. Oggi lo chiameremmo marketing turistico; allora erano semplicemente le Feste di mezz’agosto. E forse vale la pena ricordarlo quando qualcuno considera il binomio Palio-turismo un’invenzione (scandalosa) dei nostri tempi.

È dentro questa Siena che nasce il più famoso degli esperimenti: il Palio a sorpresa. Il 17 agosto 1919 si corre il secondo e ultimo della storia, dopo quello del 1909. Un terzo era stato previsto nel 1913, ma piovve (…mira…) e non venne recuperato.

Sfatiamo però una leggenda dura a morire: il Palio a sorpresa non era previsto dal Regolamento e non era organizzato dal Comune. Lo promuovevano organismi legati a commercianti e industriali, proprio per allungare le feste e la permanenza dei “turisti”. E la “sorpresa” non consisteva affatto in Sunto che improvvisamente suonava, nelle saracinesche che si abbassavano e nei senesi che correvano in Piazza senza sapere nulla. La sorpresa era un’altra. Si prendevano cavalli e fantini del giorno precedente, si estraevano dieci Contrade e si assegnavano a sorte cavalli e fantini. Questi ultimi scoprivano dove avrebbero corso praticamente al momento di montare; il pubblico vedeva gli abbinamenti quando uscivano dall’Entrone. Un Palio rovesciato, insomma. E non piacque quasi per niente. Già nel 1909 la testata “Siena Nuova” aveva criticato una formula che privava il Palio dei suoi «pregi caratteristici e tradizionali». Nel 1919 ci riprovarono. Poi basta.

Ed è, forse, questo il paradosso: uno spettacolo che ai senesi di allora non garbò è diventato, per quelli venuti dopo, uno dei Palii più vagheggiati e leggendari.

Tre 17 agosto — 1730, 1874, 1919 — raccontano così una Siena religiosa, festaiola, commerciale, contradaiola, capace di trasformare un ritrovamento in una memoria ancora viva e un esperimento poco riuscito in una leggenda lunga più di un secolo.

Ah, ma voi vi aspettavate che vi raccontassi dei Palii rimandati per pioggia? O non vi è bastata quella di ieri?

Maura Martellucci