Il 25 novembre, le donne, la violenza, il pensiero: Maura Martellucci

Quando si avvicina il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Siena News ha voluto far parlare proprio le donne: un campione scelto tra età, professioni, stili di vita diversi. Per costruire quello che è davvero il pensiero rispetto alla data del 25 novembre, a ciò che è stato fatto e a ciò che manca, per capire il senso delle donne secondo le donne. 

 

Chi è Maura Martellucci?

Una persona (uomini e donne, tutti, siamo persone) che si occupa di sociale, di comunicazione, di giornalismo, di storia. 

 

Che cosa è il 25 novembre?

Il 7 dicembre del 1999 l’Assemblea generale dell’ONU decide di istituire la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne. La data è scelta per ricordare un episodio avvenuto il 25 novembre 1960 in Argentina: tre donne andando in carcere per visitare i mariti, prigionieri politici in aperto contrasto con il regime, vennero a loro volta arrestate, portate in un luogo conosciuto, torturate e uccise. Ora il 25 novembre è un giorno, ma non concentriamo in un giorno l’attenzione sulla violenza femminile perché poi ci sono gli altri 364 da vivere e combattere il tema “violenza” deve essere una ricorrenza quotidiana.

Quante e quali sono le violenze che una donna può subire e quando si supera il limite in cui ci si ferisce da sole?

La cultura nei confronti delle donne non è da ricostruire ma tutta da costruire. Siamo indietro in Italia, inutile chiudere gli occhi. E’ il 1965 quando Franca Viola non accetta il matrimonio riparatore, viene rapita col fratellino e violentata. Il suo aggressore si appella all’art. 544 della Legge 442 (in base al quale se dopo una violenza la donna viene sposata dall’aggressore stesso questo non può essere processato) ma lei rifiuta il matrimonio e pretende il processo. Ma questa legge sarà abrogata solo nel 1981. Sedici anni dopo! Nel 1968 è stato abolito il reato di adulterio ma lo stupro non è più reato dal 1996. 1996! E anche oggi se leggiamo i commenti sulla violenza femminile nella comunicazione o nei social oppure ci soffermiamo a riflettere su certe sentenze della magistratura non possiamo non sentire delle “stonature” e le pene comminate nei confronti opera maltrattamenti ci suonano, talvolta, “di manica larga”. E’ una cultura da costruire e non si costruisce con la grammatica e la sintassi, forse anche con quelle, ma personalmente non sono convinta che sia la strada più importante: non è predominante fare battaglie sull’importanza del dire “presidente” o “presidentessa” o, calandoci nella nostra realtà, “priore” o “priora”. Per ben altro c’è da lottare. E’ violenza anche sentirsi sminuite, non accettate, sentirsi inadeguate o colpevolizzate se non si rispettano gli “standard” e le attese di chi abbiamo “accanto”. E’ violenza subire stalking, una strada che spesso, se la persona oggetto delle morbose attenzioni non opportunamente tutelata, dopo le violenze mentali porta alle violenze fisiche. Anche estreme. E’ violenza la disuguaglianza di trattamento nel mondo del lavoro: diversità di retribuzione, di considerazione, di rispetto portato verso il ruolo ricoperto, mancata tutela per chi vuol gestire famiglia e attività lavorativa. Non è violenza fisica, ma psicologica eccome. La disuguaglianza è sempre violenza.

Una donna ce l’ha fatta quando…

Quando è riuscita ad uscire da situazioni malevoli e dannose e ha avuto la forza per lottare ed ottenere ciò che le spetta. Lavoro, rispetto, considerazione. Il problema è che non si dovrebbe proprio lottare per questo. Dovrebbe essere naturale averlo.