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Il Biotecnopolo accelera sui vaccini, antigene scoperto in 5 giorni. “Con l’IA comprimiamo anni di lavoro”

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Trovare il punto debole di un virus in cinque giorni. Non è un titolo da laboratorio futuristico, ma il risultato concreto raggiunto dal Biotecnopolo di Siena sul vaiolo delle scimmie. Una svolta che potrebbe cambiare radicalmente i tempi -e l’efficacia – con cui si sviluppano vaccini e terapie.

Al centro c’è la cosiddetta Reverse Vaccinology 3.0, un approccio che ribalta il metodo tradizionale: non si parte più solo dal virus, ma dalla risposta del sistema immunitario umano. È da lì che i ricercatori individuano gli elementi più efficaci da colpire.

“Questo approccio ci ha permesso di comprimere anni e anni di ricerca in pochi giorni”, spiega Emanuele Andreano, responsabile del laboratorio di sierologia e immunologia della Fondazione Biotecnopolo di Siena. “Nel caso del vaiolo delle scimmie siamo riusciti a identificare un antigene in grado di essere utilizzato per lo sviluppo di vaccini in appena cinque giorni”.

L’antigene è il bersaglio: la parte del virus su cui costruire la risposta immunitaria. Individuarlo rapidamente significa accorciare drasticamente i tempi di sviluppo di vaccini e terapie.

La vera accelerazione arriva dall’integrazione tra discipline diverse: immunologia, biologia strutturale e intelligenza artificiale. È proprio quest’ultima a fare la differenza.

“In passato si dovevano testare centinaia di proteine del virus, con anni di lavoro in laboratorio”, spiega Andreano. “Oggi utilizziamo l’intelligenza artificiale per analizzare le sequenze delle proteine virali e confrontarle con gli anticorpi umani: in questo modo possiamo predire rapidamente quali siano i bersagli più promettenti”.

Un passaggio che trasforma completamente il processo: da lungo e sperimentale a mirato e predittivo.

Il caso del vaiolo delle scimmie rappresenta solo il primo banco di prova. L’obiettivo è molto più ampio: prepararsi alle prossime emergenze sanitarie.

“Questo metodo non si limita a un singolo virus”, sottolinea Andreano. “L’idea è estenderlo ad altri patogeni con potenziale pandemico, ma anche ai batteri resistenti agli antibiotici, che rappresentano un’altra grande minaccia globale”.

Ed è proprio su questo doppio fronte che lavora il Biotecnopolo: da una parte i virus emergenti, dall’altra l’antibiotico-resistenza. Tra i casi studio già in corso c’è quello della Klebsiella pneumoniae, uno dei batteri più difficili da trattare.

La sfida è arrivare prima. Prima che un virus si diffonda, prima che un batterio diventi incurabile.

Se fino a ieri servivano anni per costruire una risposta, oggi la prospettiva è quella di intervenire in pochi giorni. E in un mondo in cui le pandemie possono nascere e diffondersi in tempi rapidissimi, questo cambio di passo non è solo una conquista scientifica.

Marco Crimi