L’assicurazione di Monni per Campostaggia: “A Poggibonsi si continuerà a partorire”. Due i piani della Regione

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“A Poggibonsi si potrà continuare a partorire, anche in futuro e in totale sicurezza”. Monia Monni alza il livello dell’impegno della Regione Toscana sul futuro del Punto nascita di Campostaggia. Anche se il confronto con Roma non dovesse portare alla soluzione auspicata dalla Toscana, l’obiettivo dichiarato dall’assessora alla Sanità è mantenere i parti a Poggibonsi attraverso l’integrazione con le Scotte di Siena.

Il progetto di collaborazione tra i due ospedali non è nuovo ed era già stato illustrato nelle scorse settimane. La novità sta dunque nella rassicurazione esplicita dell’assessora: qualunque sia l’esito del percorso nazionale, a Campostaggia si continuerà a partorire.

Monni lo ha ribadito durante la visita al presidio della Val d’Elsa, dove ha visitato anche i reparti di chirurgia e oncologia. Con lei la sindaca di Poggibonsi e presidente della Società della Salute Susanna Cenni, la direttrice generale facente funzione dell’Asl Toscana Sud Est Biancamaria Rossi, la direttrice sanitaria Barbara Innocenti e la direttrice dell’ospedale Lucia Grazia Campanile.

La Regione non rinuncia però alla prima strada: convincere i tavoli nazionali a valutare non soltanto il numero dei parti, ma anche la qualità delle prestazioni e le caratteristiche dei territori.

Campostaggia è uno dei tre punti nascita toscani, insieme a Montevarchi e Nottola a Montepulciano, che si trovano sotto la soglia dei 500 parti annui. Proprio sul futuro di queste strutture la Toscana intende continuare il confronto con Roma.

Un nuovo passaggio potrebbe esserci già a ottobre con il Tavolo adempimenti, che fa capo al Ministero dell’Economia e delle Finanze e che, insieme al Comitato nascite e al Ministero della Salute, sarà coinvolto nel percorso sulle deroghe.

“Siamo i primi a pensare che si debba salvaguardare la salute delle mamme e dei bambini come valore imprescindibile”, sottolinea Monni. Ma, aggiunge, “non si possono desertificare i territori nel momento in cui si dice che la sanità deve diventare più vicina alle cittadine e ai cittadini. Quindi a Roma racconteremo la storia di successo di questo ospedale”.

Una posizione che l’assessora lega direttamente a quanto visto durante la visita a Campostaggia. “Qui ho toccato con mano la grande qualità che questo Punto nascita esprime, per innovazione e per l’articolato percorso offerto, complesso e completo: prima della gravidanza, durante e dopo la gravidanza, con un’integrazione fortissima tra pediatria, ostetricia e ginecologia, grande professionalità ma anche umanità. Credo che questo vada preservato”.

Se il tentativo della Regione non dovesse avere successo, entrerebbe in gioco la soluzione organizzativa già delineata nelle scorse settimane. Il modello prevede un’integrazione delle équipe tra l’Azienda ospedaliero-universitaria Senese e Campostaggia. I parti fisiologici continuerebbero a svolgersi a Poggibonsi, dove rimarrebbe anche il percorso precedente e successivo alla nascita. I casi caratterizzati da maggiore complessità o rischio sarebbero invece indirizzati alle Scotte.

Una soluzione con cui la Regione punta non soltanto a mantenere operativo Campostaggia, ma anche a sperimentare un’organizzazione replicabile altrove.

“Siamo ottimisti rispetto alla nostra capacità di costruire un modello toscano che servirà a tutto il Paese”, conclude Monni. “Di bambini ne nascono sempre meno in tutta Italia e questo modello dimostrerà che questo Punto nascita non soltanto può rimanere aperto, ma può ulteriormente migliorare e portare questa esperienza di qualità altrove”.

Anche la direttrice di Campostaggia, Lucia Grazia Campanile, ha sottolineato come la visita abbia permesso di mostrare all’assessora il valore del presidio, dal Punto nascita all’Oncologia e alla Chirurgia, insieme ai nuovi percorsi di cura e alle innovazioni tecnologiche, ribadendo l’importanza del lavoro in rete con la sanità territoriale.

La sindaca di Poggibonsi e presidente della SdS Alta Val d’Elsa Susanna Cenni, intervenendo anche a nome degli altri nove sindaci coinvolti nella mobilitazione, ribadisce invece il messaggio politico: “In Valdelsa si continuerà a nascere”. La priorità resta difendere l’attuale Punto nascita valorizzandone qualità, esperienza e capacità innovativa. Se questa strada non fosse percorribile, i Comuni sono pronti a confrontarsi sull’integrazione con le Scotte, ma pongono una condizione: mantenere l’integrità e le eccellenze del reparto. Cenni conferma infine che la mobilitazione proseguirà e chiede alla Regione di coinvolgere costantemente i sindaci nei prossimi passaggi.