Metal detector a scuola, firmata la circolare dal Ministero. Frati: “Misura triste, non necessaria nel nostro territorio”
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Metal detector e controlli a scuola: è arrivata la firma della circolare dal ministro dell’istruzione Valditara, a seguito dell’omicidio avvenuto a La Spezia in cui un ragazzo ha ucciso un compagno con una coltellata. Dunque, adesso, i presidi delle scuole potranno chiedere al prefetto l’utilizzo dei metal detector. Una situazione, che sta facendo discutere non poco il Paese e che anche a Siena ha suscitato un forte dibattito tra gli studenti stessi e le famiglie. Misura necessaria o esagerata? Questo il quesito che in queste ore sta andando per la maggiore ed anche per gli stessi dirigenti scolastici senesi, la situazione è da valutare in maniera seria e senza prendere decisioni affrettate.
“Questi comportamenti violenti o anche solo maleducati, sono spesso frutto di emulazioni provenienti dal mondo dei social – commenta Cecilia Martinelli, preside dell’Istituto Sarrocchi -. Il controllo è sempre necessario, ma la vera missione che la scuola deve compiere è quella di impegnarsi maggiormente nell’educazione civica. Una volta terminato il percorso scolastico, infatti, dobbiamo tirare fuori dei cittadini modello e un buon cittadino non va in giro con un coltello. Si tratta di una sfida complessa, perché il Sarrocchi ha quasi 16oo iscritti, ma comunque necessaria per il bene comune”.
Ad ora, le scuole della Provincia di Siena con cui abbiamo parlato, non sembrano essere ancora intenzionate ad adottare tale misura, ma la loro missione è quella di riuscire a dare l’esempio in classe e dare ai ragazzi un’educazione civica che possa aiutarli nel futuro.
“Una misura veramente molto triste – spiega il preside dell’Istituto Piccolomini, Federico Frati -. Purtroppo, questa situazione è nata da una tragedia che deve essere rispettata, ma credo che il metal detector non sia la soluzione ai problemi, soprattutto nei nostri territori. Capisco, che in alcune scuole italiane si è costretti ad adottare tali misure, ma non è il nostro caso. Il nostro obiettivo è quello di continuare ad impegnarci nell’educazione civica ed insegnare ai ragazzi il rispetto”.
Un momento unico nella storia delle scuole italiane, ma l’obiettivo comune resta quello di creare dei cittadini modello, che conoscano i valori del rispetto e dell’integrazione.