Mps, gli azionisti bocciano la fusione con Mediobanca: il 63,65% vota contro. Coppini diserta l’assemblea

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Il progetto di Luigi Lovaglio si ferma davanti al voto degli azionisti. L’assemblea del Monte dei Paschi di Siena ha bocciato la fusione per incorporazione di Mediobanca, uno dei passaggi centrali del piano industriale sostenuto dall’amministratore delegato. I voti contrari sono stati il 63,65%, mentre i favorevoli si sono fermati al 32,91%. Gli astenuti hanno rappresentato il 3,42%. Al momento della votazione era presente il 65,86% del capitale sociale.

Una bocciatura netta, che segna un passaggio decisivo nella partita sul futuro della banca senese e interrompe, almeno per il momento, il percorso di riorganizzazione societaria immaginato dal management. Il progetto prevedeva l’incorporazione di Mediobanca in Mps e una successiva scissione per mantenere le attività specializzate nell’investment banking e nel private banking.

Proprio durante il suo intervento in assemblea, Lovaglio aveva difeso l’operazione, sostenendo che il progetto industriale stesse già funzionando meglio delle previsioni e che le sinergie fossero state incrementate di 100 milioni di euro. L’amministratore delegato aveva inoltre espresso sorpresa per il cambio di posizione di Intesa Sanpaolo, inizialmente favorevole alla fusione e successivamente, secondo quanto riferito dal manager, orientata ad auspicarne la mancata approvazione.

Ma la giornata è segnata anche da un’assenza significativa. Riccardo Coppini, presidente della Fondazione Monte dei Paschi, non si è presentato all’assemblea degli azionisti nella sede di viale Mazzini. Una circostanza che richiama quanto accaduto nel 2014, quando a non partecipare fu l’allora presidente della Fondazione Antonella Mansi.

A rappresentare Palazzo Sansedoni, che detiene lo 0,2% del capitale di Mps, è stato il provveditore Marco Forte, al quale è stata affidata la delega.

L’assenza di Coppini arriva dopo giorni di tensioni sulle prospettive della banca e sulle posizioni espresse dal presidente della Fondazione. Soltanto ieri sera la Deputazione amministratrice aveva deliberato all’unanimità di votare favorevolmente a tutte le proposte all’ordine del giorno dell’assemblea, sia nella parte ordinaria sia in quella straordinaria.

Il voto degli azionisti consegna dunque un primo risultato destinato a pesare sulle prossime scelte strategiche del Monte: la fusione con Mediobanca non passa e il progetto di riorganizzazione societaria dovrà fare i conti con il pronunciamento dell’assemblea.