Mps, Lovaglio trova anche il muro di Crédit Agricole: no al piano su Banco Bpm
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Il futuro del Monte dei Paschi si gioca su una partita a scacchi nella quale Luigi Lovaglio continua a muovere le sue pedine, ma gli avversari stanno occupando le caselle decisive. Il progetto dell’amministratore delegato di Mps, che punta a respingere l’offerta di Intesa Sanpaolo e costruire un grande gruppo bancario insieme a Mediobanca, Banco Bpm e Banca Generali, incontra una serie di opposizioni sempre più pesanti.
L’ultima arriva da Crédit Agricole, mentre Caltagirone prepara il voto contrario in assemblea e altri importanti azionisti hanno già scelto di sostenere Intesa. La data cerchiata in rosso è quella del 29 ottobre, quando i soci del Monte saranno chiamati a pronunciarsi sulle operazioni fondamentali del piano.
Il primo ostacolo riguarda Banco Bpm. Crédit Agricole, che ne possiede il 29,3% ed è il principale azionista, ha annunciato che non aderirà all’offerta presentata da Mps per acquisire la banca. A comunicarlo è stato l’amministratore delegato del gruppo francese, Olivier Gavalda, secondo il quale la proposta del Monte non è sufficientemente conveniente.
Una decisione che complica il progetto di Lovaglio, perché il sostegno di un azionista che controlla quasi un terzo di Banco Bpm avrebbe rappresentato un elemento importante per il successo dell’operazione.
Le difficoltà si concentrano però anche all’interno dell’azionariato di Mps. Delfin, primo socio del Monte con il 17,6%, ha annunciato che aderirà all’offerta di Intesa Sanpaolo. Sulla stessa linea anche Edizione, la holding della famiglia Benetton, che ha espresso il proprio sostegno all’operazione.
A pesare ulteriormente sul futuro del piano è la posizione di Francesco Gaetano Caltagirone. La holding F.G.C. ha deciso all’unanimità di votare contro tutti e cinque i punti straordinari dell’assemblea del 29 ottobre.
Il voto contrario riguarderà la fusione di Mediobanca nel Monte dei Paschi, la riorganizzazione di alcune società del gruppo, gli aumenti di capitale necessari per le offerte su Banco Bpm e Banca Generali e la riduzione volontaria del capitale sociale.
In sostanza, Caltagirone si oppone ai passaggi necessari per realizzare la strategia di Lovaglio. La holding ha spiegato di aver recepito integralmente le valutazioni del comitato degli amministratori indipendenti, supportate dal parere del professor Giovanni Fiori.
Ggli azionisti contrari al progetto rappresentano complessivamente oltre il 32% del capitale di Mps. Una percentuale significativa, che rende più difficile il percorso dell’amministratore delegato, anche se non permette ancora di anticipare l’esito del voto.
Restano infatti da conoscere le posizioni dei grandi investitori internazionali, tra i quali BlackRock, presente nel capitale di entrambe le banche.