I consigli di amministrazione di Mps e Mediobanca hanno approvato il progetto di fusione per incorporazione di Piazzetta Cuccia nell’istituto senese.
Il concambio, si legge in una nota, è stato fissato in 2,45 azioni del Monte per ogni titolo dell’istituto milanese.
Il progetto di fusione tra Mediobanca e Mps sarà sottoposto all’approvazione delle assemblee straordinarie degli azionisti di entrambi gli istituti e si prevede che la fusione divenga efficace entro la fine del 2026. Lo si legge in una nota congiunta delle due banche.
Le riunioni dei cda sono state anticipate da quelle dei comitati parti correlate, chiamati ad esprimersi su un’operazione che coinvolge controllante e controllata, mentre gli advisor Jp Morgan, Ubs e Jefferies per Mps e Rothschild e Morgan Stanley per Piazzetta Cuccia hanno lavorato alla definizione del concambio, che la Borsa scommette possa assestarsi attorno alle 2,2 azioni Mps per ogni azione Mediobanca. A Piazza Affari intanto i titoli delle due banche, sotto pressione dopo la presentazione del piano industriale e l’esclusione dell’ad Luigi Lovaglio della lista del cda, hanno rimbalzato assieme a tutto il listino, in scia alle speranze di un conflitto di breve durata in Iran, con Mediobanca che è salita del 5,04% a 16,16 euro e Mps del 4,95% a 7,39 euro. Oltre al concambio dovrebbero arrivare indicazioni sulla road map che porterà all’integrazione, la cui conclusione, ha detto Lovaglio agli investitori, è prevista entro la fine dell’anno.
La fusione dovrà essere sottoposta al voto delle assemblee straordinarie di entrambi gli istituti, che dovranno approvarla a maggioranza dei due terzi del capitale votante. Al momento i punti fermi sono quelli indicati da Mps al mercato: dopo la fusione Mediobanca verrà ricostituita al suo interno, come controllata al 100%, con in pancia le attività di corporate e investment banking e quelle di private banking di fascia alta, oltre alla quota del 13,2% di Generali, cruciale per gli assetti di controllo di Trieste, mentre Mps assorbirà il credito al consumo di Compass e le reti di promotori di Mediobanca Premier. La fusione, coerente con il disegno industriale sotteso all’opas lanciata da Mps e fortemente voluta da Lovaglio, agevolerà il conseguimento dei 700 milioni di euro di sinergie annunciati al mercato, ‘leva’ per il conseguimento degli obiettivi che dovrebbero portare alla distribuzione di 16 miliardi di euro ai soci in cinque anni.
Le modalità in cui si articolerà l’integrazione saranno però definite dal nuovo ad di Mediobanca, Melzi d’Eril, con il futuro amministratore delegato del Monte, incarico per il quale il cda di Siena ha indicato una terna (Corrado Passera, Fabrizio Palermo e Carlo Vivaldi) su cui l’assemblea si esprimerà il prossimo 15 aprile e che non è ancora chiaro se Lovaglio proverà a sfidare con una propria lista. Eventuali interventi sul piano dovranno comunque misurarsi con le indicazioni della Bce, che non vuole ricadute sul progetto di integrazione da un cambio al vertice. Il cda del Monte starebbe intanto mettendo a punto la sua risposta alla lettera con cui la vigilanza ha chiesto che i futuri consiglieri dispongano di autonomia di giudizio (independence of mind), che deve essere “chiara” per quanto riguarda l’amministratore delegato, al quale sarà richiesta anche una “rilevante esperienza bancaria”. Con la missiva, il cui invio dovrebbe avvenire entro domani, il cda del Monte, intende evidenziare come le scelte fatte sulla lista rientrino nell’alveo delle richieste della Bce, inclusa la candidatura dei tre potenziali amministratori delegati, sulle cui competenze bancarie il board non ha alcun dubbio.