Mps, Messina(Intesa) vede il traguardo: “Garanzie sul lavoro e investimenti a Siena. Nessun rilancio sull’offerta”
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Il piano Lovaglio è finito al tappeto, Carlo Messina vede il traguardo e Intesa Sanpaolo prepara l’affondo decisivo sul Monte dei Paschi. Ma mentre a Roma l’amministratore delegato del gruppo bancario parla di fiducia, occupazione e investimenti, a Siena c’è chi teme che l’operazione possa trasformarsi nell’ultimo capitolo di una storia lunga oltre 550 anni. Sullo sfondo, gli analisti finanziari vedono ormai spianata la strada all’offerta di Intesa.
All’indomani dell’assemblea che ha respinto il progetto alternativo del Monte, Messina non nasconde la soddisfazione. A margine della Giornata del Risparmio, l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo parla di una risposta degli azionisti “chiara e con proporzioni veramente molto significative”.
“Tutti credevano che sarebbe stato il 30% a bocciare in assemblea straordinaria, in realtà c’è stato più del 90%, quindi un consenso assoluto ad andare avanti con la nostra offerta”, sottolinea Messina, riferendosi al voto contrario alle operazioni su Banco Bpm e Banca Generali.
Il manager si dice sorpreso anche dalla bocciatura della fusione tra Mps e Mediobanca, respinta dal 63,65% dei votanti. Un risultato che rafforza, nella sua lettura, le prospettive di completamento dell’acquisizione.
Ma è soprattutto sul futuro dei dipendenti e del territorio che arrivano le rassicurazioni dell’amministratore delegato. “Nel nostro progetto c’è una totale garanzia di occupazione e c’è una totale garanzia di assunzione di giovani, cosa che nei progetti di altri non sempre si trovano. Noi l’abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo”, afferma Messina.
Il numero uno di Intesa promette inoltre nuovi investimenti: “Investiremo fortemente sul territorio”, aggiungendo che, venute meno le strategie difensive del Monte, sarebbe opportuno valutare con serenità le proposte del gruppo.
Resta tuttavia da superare il passaggio dell’Antitrust. Messina si aspetta una risposta entro la fine di novembre, pur precisando che i tempi dipenderanno dall’autorità competente.
Intanto Intesa ha confermato la prosecuzione dell’offerta pubblica di acquisto e scambio su Mps, annunciando anche la possibilità di un’Opa obbligatoria sulle azioni Mediobanca non detenute dai due istituti, qualora l’operazione si perfezioni e ne ricorrano i presupposti.
Alle rassicurazioni di Messina fanno da contraltare le preoccupazioni dell’associazione Il Buongoverno, che esprime delusione per la bocciatura del piano Lovaglio. L’associazione teme che l’acquisizione possa assumere i contorni di un’operazione predatoria, con conseguenze pesanti per Siena.
“Confidiamo in ipotetici scenari alternativi ad un mero atto predatorio da parte di ISP, che, nella peggiore delle ipotesi, rischia di cancellare un pezzo di storia italiana che va avanti da oltre 550 anni”, si legge nel comunicato.
Il Buongoverno guarda ancora alla possibilità di costruire un’alternativa e richiama il ruolo dei piccoli azionisti che avevano accolto favorevolmente il progetto di Lovaglio per la nascita di un terzo polo bancario.
“Purtroppo sono i grandi che decidono”, osserva l’associazione, invitando cittadini e azionisti a fare squadra per individuare strategie future e aprire un confronto con istituzioni e sindacati.
Se a Siena il dibattito resta aperto, sui mercati finanziari il giudizio degli analisti appare orientato verso Intesa Sanpaolo. Secondo Equita, il progetto del gruppo guidato da Messina rappresenta “l’unica alternativa in grado di garantire un’adeguata creazione di valore per gli azionisti BMPS”.
La società di analisi interpreta il voto assembleare come un segnale di sfiducia nei confronti dell’attuale management del Monte, sottolineando come il fronte contrario al piano Lovaglio sia andato ben oltre il peso dei principali azionisti.
All’assemblea ha partecipato il 65,9% del capitale. Le offerte su Banco Bpm e Banca Generali sono state respinte rispettivamente con il 91,1% e il 90,9% dei voti presenti, mentre la fusione con Mediobanca ha registrato il 63,7% di contrari.
Equita invita inoltre il management a riflettere sulle modalità per garantire la migliore integrazione possibile, anche alla luce delle conseguenze delle scelte compiute finora sui dipendenti.
Sulla stessa linea Kepler Cheuvreux, che intitola il proprio rapporto “Les jeux sont faits”, i giochi sono fatti. Secondo gli analisti, il voto dell’assemblea apre la strada all’offerta di Intesa, già autorizzata dalla Bce e ora in attesa del pronunciamento dell’Antitrust.
Intanto, sul fronte politico, si alzano le voci del Partito Democratico e del Partito Socialista, che chiedono garanzie concrete per il futuro del Monte e del territorio senese. L’Unione comunale del Pd accusa il Governo Meloni di aver scelto il silenzio nel momento decisivo della partita bancaria. “Siena non è una città che deve rassegnarsi a subire il proprio futuro”, affermano i democratici, chiedendo un fronte comune tra istituzioni, forze economiche e sociali per ottenere impegni scritti sulla tutela dell’occupazione, il mantenimento delle strutture direzionali, la salvaguardia del marchio Mps e il sostegno creditizio a famiglie e imprese.
Più duro il Partito Socialista, che dopo aver partecipato con una delegazione guidata dal segretario provinciale Alfredo Ardanese al presidio sindacale davanti alla sede del Monte, punta il dito contro l’amministrazione comunale di centrodestra, accusata di “irrilevanza politica” e di non aver saputo ottenere dal Governo una posizione netta a difesa dell’autonomia della banca. Nel mirino anche il presidente della Fondazione Mps, Riccardo Coppini, che secondo i socialisti avrebbe preferito “assecondare altre logiche a quelle della difesa dell’autonomia della banca”. Il Psi chiede infine all’esecutivo di rispettare le rassicurazioni espresse nei mesi scorsi sulla permanenza a Siena della Direzione generale del Monte.