Nel cuore dell’esercitazione Mangusta 2025: quando la tecnologia non supera la componente umana
Condividi su
Sono le 15.30 quando l’Airbus A400 sorvola il cielo di Siena: arriva ad Ampugnano, è partito dall’aeroporto militare di Pisa e a bordo ha poco meno di 40 paracadutisti della Brigata Folgore pronti a lanciarsi. Un airbus tedesco, imponente, che per tutta la notte porterà anche dall’aeroporto di Grosseto – sede del 4º Stormo dell’Aeronautica militare – altri militari per gli aviolanci. Oltre 250 gli uomini e le donne impegnati nell’operazione tra Ampugnano e Pian del Lago, nel buio assoluto della notte e dei boschi. L’esercitazione Mangusta rappresenta un’importante occasione di addestramento per la Brigata Paracadutisti Folgore, e quest’anno si svolgerà in collaborazione con oltre 1200 militari provenienti da sette nazioni diverse, tra cui l’Italia e altri sei Paesi alleati. Tutti i paracadutisti appartengono alla “Airborne Community”, cioè la comunità dei paracadutisti della NATO. Si tratta di un’attività a “parti contrapposte”, tipica della Brigata Paracadutisti. In questo caso coinvolge un grande evento addestrativo che include più unità ed è un’esercitazione multinazionale e interforze. Questo impegno internazionale sottolinea l’importanza della cooperazione e dell’integrazione tra le forze militari globali.
“L’attività addestrativa è stata concepita per testare e migliorare le capacità dei paracadutisti nella pianificazione e nell’esecuzione di operazioni aviolanciate in scenari di combattimento ad alta intensità. Verranno simulati combattimenti sia diurni che notturni, con fasi che si sono svolte in ambienti boschivi e sterrati, garantendo un alto livello di realismo grazie all’uso di munizionamento a salve e sistemi di simulazione all’avanguardia. Un aspetto fondamentale della “Mangusta” è l’impiego di nuove tecnologie, essenziali nei moderni scenari operativi. Saranno utilizzati avanzati sistemi di telecomunicazione satellitare (il Sistema di Comando e Controllo “Imperio”, ed il sistema “C2 DN EVO”), oltre all’ampio impiego di droni per migliorare le capacità di osservazione e sorveglianza. Questo approccio tecnologico permetterà ai comandanti di gestire le operazioni in tempo reale, coordinando le attività con maggiore efficienza” spiega il capitano Diego Meletti.
“L’esercitazione vedrà anche la partecipazione coordinata di diverse componenti, tra cui l’Aviazione dell’Esercito e l’Aeronautica Militare, che hanno svolto un ruolo cruciale nel supporto logistico e tattico con l’impiego di elicotteri e velivoli da trasporto. Inoltre, la presenza della 2ª Brigata Mobile Carabinieri assicurerà le attività di sicurezza e controllo nell’area di esercitazione. Questa collaborazione interforze permette di operare in un ambiente multi-dominio, rafforzando l’interoperabilità e l’integrazione tra unità, sistemi e procedure. In conclusione, l’esercitazione perfezionerà le capacità operative delle componenti coinvolte e consoliderà le relazioni tra i vari contingenti internazionali presenti. In sintesi, attività tattiche in uno scenario di war fighting ad alta intensità. Le unità conducono raid, attacchi rapidi, imboscate e operazioni ISR, ovvero attività di sorveglianza e ricognizione dell’area operativa”.
L’A400 vola basso, 400 metri. Iniziano a lanciarsi con il paracadute, silenziosi e coordinati, a terra un punto fissato in cui atterrare. Uno, due, fino a otto paracadute, calano lentamente verso terra come ombre silenziose all’imbrunire. Uomini con i loro mezzi. Ci sono i droni, l’alta tecnologia ma in aria è chiaro che sono loro, strategicamente, a imbastire anche le più vaste operazioni tra unità diverse, con un unico obiettivo.
A terra, la “pattuglia guida”, composta da personale altamente qualificato della Brigata Paracadutisti, formata da specialisti in grado di fornire ai vettori dell’Aeronautica le informazioni necessarie per effettuare lanci in sicurezza durante le aero-operazioni, controlla ogni dettaglio. Essa si schiera a terra, verifica condizioni meteo e vento e fornisce ai vettori le prime informazioni utili al lancio. Successivamente i paracadutisti vengono imbarcati sugli aeromobili e poi aviolanciati nelle varie zone di lancio. Due palloncini rossi di supporto agli strumenti più avanzati stabiliscono le caratteristiche del vento a terra.
Innovazione, tecnologia, addestramento ma resta fondamentale la componente umana. La tecnologia è un moltiplicatore di forze ed è uno strumento essenziale nel XXI secolo, ma resta sempre gestita e impiegata da personale qualificato. L’uomo rimane dunque un elemento insostituibile su scenari di guerra come in quelli quotidiani.