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Nel tempo della bagarre a tutti i costi, Siena avrebbe meritato una bastonata

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Sono stata rimproverata poco fa da un gruppo di lettori incontrati per strada: “Sei troppo buona, non dai mai contro a nessuno sul giornale” e  sinceramente sono rimasta male. Non perché non apprezzi le critiche – quando sono costruttive servono a crescere, sempre – ma perché ci si è ormai assuefatti, appare più che evidente, alla regola del “bercio”. Chi alza più la voce, chi urla più contro gli altri in maniera becera e pettegola, vince. E no, mi dispiace, in questo non mi trascinerete mai.

Avere un carattere mite e ricercare un equilibrio non è sintomo di debolezza, fate attenzione. Ma se la classe politica e dirigente odierna gradisce la bagarre, che questa venga cercata altrove. Certe situazioni vengono create ad hoc per distrarre l’attenzione pubblica da altro, anche dal nulla cosmico che la politica sta facendo (anzi, non facendo). Ultimo esempio in ordine di tempo, a noi vicino: Siena ha rischiato di perdere in maniera definitiva e totale la propria Banca ma anche stavolta qualcuno è arrivato in aiuto al territorio. Qualcuno che ha lavorato in maniera instancabile, a testa bassa e sempre con la schiena ben dritta per raggiungere un obiettivo, qualcuno che ha rischiato, ci ha messo la faccia, ci è riuscito. E ci è riuscito due volte: la prima, con la scalata a Mediobanca, la seconda con il ribaltone durante l’assemblea degli azionisti di Banca Mps. Quanto ci sarebbe bisogno di persone così, quanto sono rare. Eppure, mentre i cittadini applaudivano le gesta di quello che in passato avevo definito Efesto, fabbricatore di fulmini (a questo punto anche lanciatore) nessuno  – e sottolineo nessuno  – a livello istituzionale e politico ha alzato un dito, detto qualcosa per difendere l’attività dell’amministratore delegato Mps, Luigi Lovaglio.

Comune, Provincia, Regione e via discorrendo: un silenzio assoluto. Concluso con la Fondazione Monte dei Paschi che non si è espressa con un voto di alcun tipo ma si è astenuta dallo stesso.

Ma tornando ai fatti: i giornali hanno riportato la cronaca di un’assemblea infuocata e interessante, di certo una pagina di finanza che fa storia mentre, stando al silenzio politico e istituzionale, in diversi pare si siano ripurgati, per usare il nostro amato gergo paliesco. E allora viene da pensare che forse Siena avrebbe meritato che in maniera definitiva le fosse sfilata via la Banca. Tutto sommato, considerando quello che la “grande” politica trasversale ha fatto fino al 2012, tutto questo interesse a fare bene, al bene comune e al territorio non c’è. Quindi, forse, Siena avrebbe meritato una bastonata. Come scrivevo sopra, tutti pronti a urlare ma nessuno a metterci la faccia, quando c’è bisogno. E allora grazie a Luigi Lovaglio e al suo modus operandi mite e tenace, al suo non urlare, al suo saper rispondere con grande ironia (solo le persone intelligenti possono permettersi l’ironia) che “potrà imparare molto da questo nuovo cda” e che continuerà a lavorare per il territorio. Grazie alle persone che ogni giorno lavorano e ci mettono la faccia e, con coraggio, chiamano le cose col proprio nome, senza urlare.

 

Katiuscia Vaselli