Ottant’anni di CNA Siena, Petri sferza il Governo: “Su Mps e caro energia non deve stare a guardare”

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Ottant’anni sulle spalle, ma le battaglie dell’artigianato guardano soprattutto avanti. CNA Siena taglia il traguardo e il presidente Fabio Petri utilizza l’anniversario per mettere in fila le sfide che attendono piccole imprese e artigiani: dal caro energia alla difficoltà di ottenere credito, fino alla mancanza di manodopera qualificata. Sullo sfondo c’è anche il futuro di Mps, una partita sulla quale Petri chiede al Governo di non limitarsi al ruolo di spettatore.

“È un traguardo importantissimo, non solo se si guarda al tempo, ma a tutte le innumerevoli vicende che hanno attraversato questi ottant’anni”, sottolinea Petri, ricordando come gli artigiani siano stati “sempre in prima linea”, dalla ricostruzione del Paese fino alle emergenze più recenti, compresa quella del Covid. Una capacità di reagire che, secondo il presidente di CNA Siena, oggi deve confrontarsi con un’economia che mostra ancora problemi strutturali.

Tra questi c’è innanzitutto il costo dell’energia. “Ovviamente non riguarda solo gli artigiani, ma gli artigiani e le piccole imprese ne soffrono assolutamente di più”, osserva Petri. Una situazione alla quale il mondo artigiano risponde, aggiunge, con “lo spirito di non arrendersi da una parte e cercare il rilancio dall’altra”.

Ma nella Siena di oggi parlare delle difficoltà delle imprese significa inevitabilmente parlare anche di credito e risiko bancario. Petri guarda con preoccupazione alla partita che coinvolge Monte dei Paschi, non soltanto per le conseguenze che potrebbe avere sulla città. Secondo i dati citati dal presidente di CNA Siena, negli ultimi dodici anni i finanziamenti alle piccole imprese sarebbero diminuiti del 46%, per un valore superiore agli 80 miliardi di euro.

“La partita sulla Banca ci preoccupa soprattutto in questa situazione, oltre a quelle che saranno le problematiche per Siena come territorio. Montepaschi non è indifferente all’economia di Siena”, afferma Petri. Ed è proprio sul ruolo dello Stato che arriva una delle prese di posizione più nette.

“Francamente non siamo molto soddisfatti della posizione del Governo. Il credito è uno strumento strategico per la politica industriale del Paese e dire di stare neutri rispetto a operazioni di questa portata è come far dire al giocatore più importante della partita: ‘Oggi non gioco, vedremo se sto meglio domani’. Non esiste questa cosa”. Per Petri il Governo deve quindi tornare ad avere una politica industriale nella quale il credito occupi una posizione centrale e “non può lasciare che sia solo il mercato a determinarlo”.

La preoccupazione riguarda anche il progressivo allontanamento del sistema bancario dai territori. Le grandi concentrazioni, sostiene Petri, hanno modificato un rapporto che storicamente aveva rappresentato un punto di riferimento soprattutto per le aziende più piccole. “Abbiamo bisogno di banche che guardano in modo più ampio, ci mancherebbe, ma questo non può essere a scapito dell’economia reale e soprattutto di ciò che caratterizza l’economia italiana”.

Poi c’è la sfida del lavoro. Le imprese cercano personale e, soprattutto, faticano a trovare figure qualificate. Per Petri il problema parte anche dalla formazione: “Dalla formazione scolastica c’è qualcosa da cambiare, anzi direi c’è molto da cambiare. Avremo bisogno nel futuro sempre di più di artigiani”.

E neppure l’intelligenza artificiale, secondo il presidente di CNA Siena, cancellerà questa necessità. “L’intelligenza artificiale non arriverà dappertutto, non potrà fare tutto”. Serviranno mestieri capaci di incorporare innovazione mantenendo competenze professionali e manuali specializzate.

Da qui la richiesta di rafforzare il rapporto con università e formazione professionale e di valorizzare maggiormente gli ITS. Per Petri resta infatti anche una barriera culturale da abbattere: considerare l’artigianato o la formazione tecnica una scelta di serie B.

Ottant’anni dopo la nascita della CNA senese, insomma, il filo resta quello delle piccole imprese. Ma per Petri le questioni da affrontare adesso sono molto concrete: energia sostenibile per i bilanci aziendali, credito vicino ai territori e nuovi artigiani da formare.

MC