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Pasqua e la tradizione dei sepolcri con le vecce. Don Flavio Frignani: “Una cultura ancora molto viva nelle campagne”

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Colori e forme geometriche diverse che segnano il passaggio dalla morte alla rinascita di Gesù: nelle parrocchie, dentro e fuori le mura, il Giovedì Santo è un viaggio tra gli altari addobbati con suggestive composizioni floreali. La tradizione, antichissima, è quella dei “sepolcri”, più correttamente detti altari della reposizione. Qui, dopo la celebrazione della Messa in Coena Domini e della lavanda dei piedi, viene conservata l’Eucaristia.

“Occorre innanzitutto chiarire una cosa – commenta don Flavio Frignani –: la dizione ‘sepolcri’ è erronea, si tratta infatti di un gergo popolare. Tutto nasce nel Giovedì Santo, con la celebrazione della Santa Messa in Coena Domini, durante la quale si fa memoria dell’istituzione dell’Eucaristia da parte di Gesù con i suoi apostoli, insieme al rito della lavanda dei piedi. Si tratta dell’ultima celebrazione eucaristica prima della grande veglia della risurrezione nel Sabato Santo. Stando al racconto evangelico, dopo l’ultima cena Gesù si ritira nell’Orto degli Ulivi per la preghiera, poi avviene l’arresto, il giudizio durante la notte e, la mattina del venerdì, la condanna da parte di Pilato e quindi la crocifissione”.

“Al termine della Messa in Coena Domini l’Eucaristia, il Santissimo Sacramento, viene riposta in un altare preparato per questa occasione. Tradizionalmente, soprattutto in campagna, questo è arricchito con le cosiddette ‘vecce’, che non sono altro che germogli di semi fatti crescere al buio – aggiunge –. Nell’immaginario popolare si accompagna il Santissimo Sacramento nel tabernacolo e per molti quel tabernacolo diventa il ‘sepolcro’, anche se in realtà non lo è, perché è luogo di preghiera. Ecco perché si continua l’adorazione, in alcuni casi per tutta la notte, proprio davanti a quello che si chiama, correttamente, Altare della Reposizione”.

“È interessante notare come, nella tradizione popolare, soprattutto nei paesi e nelle campagne, questo nome sia sopravvissuto, mentre nelle città, dove la secolarizzazione è maggiore, certe tradizioni si sono un po’ attenuate – prosegue –. Un elemento fondamentale è proprio la semina delle vecce: in campagna è normale e si tramanda di generazione in generazione, iniziando all’inizio della Quaresima, in un giorno preciso dedicato proprio a questa pratica”.