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PayCare, dai lavoratori via libera ai sindacati per continuare la trattativa. “Ma servono tutele economiche”

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Un sì sofferto, ma inevitabile. I lavoratori di PayCare hanno approvato la bozza di accordo messa a punto nell’incontro di giovedì scorso tra azienda e sindacati. Un via libera che arriva però con una richiesta chiara: l’intesa dovrà essere ritoccata con modifiche rilevanti, soprattutto sul fronte delle tutele economiche e delle alternative occupazionali.

 

 

L’accordo, come spiegato durante l’assemblea, consente di evitare il licenziamento immediato, ma non garantisce prospettive di lavoro oltre il 2026. Proprio per questo il sì dei lavoratori non viene letto come una scelta libera, ma come l’unica strada percorribile nel contesto attuale.

A sottolinearlo è Riccardo Vallone, uno dei lavoratori del sito di Monteriggioni: “Non ci sono vere alternative. L’accordo che verrà firmato serve a evitare il licenziamento, ma seguire la casa madre non dà garanzie, soprattutto con un cambio di contratto e senza certezze sul futuro”.

Uno dei nodi principali resta infatti il passaggio dal contratto metalmeccanico a quello delle telecomunicazioni, considerato penalizzante dal punto di vista salariale, oltre alla possibilità di spostamenti fuori dal territorio, come a Livorno.

“Parliamo di trasferimenti che stravolgono la vita delle persone – spiega Giuseppe Cesarano, della Fim Cisl Siena –. Con stipendi intorno ai 1.500 euro, due ore di macchina al giorno significano lasciare per strada centinaia di euro ogni mese”.

Per il sindacato, se l’azienda intende davvero mantenere professionalità qualificate, servono soluzioni diverse: “Bisogna lavorare su co-working sul territorio o su accordi di lavoro da remoto stabili. Solo così si può parlare di proposte sostenibili”, aggiunge Cesarano.

Ancora più netta la posizione di Daniela Miniero, Fiom Cgil Siena: “L’azienda avrebbe potuto e dovuto fare di più. A fronte di una perdita del posto di lavoro, uno sforzo maggiore poteva essere fatto, ad esempio riconoscendo un’alternativa in smart working, senza aggravare i lavoratori con costi di spostamento e un peggioramento salariale”.

Miniero richiama anche l’urgenza sociale legata alla fase di transizione: “La cassa integrazione per cessazione non prevede anticipo e questo è un problema enorme. Serve un paracadute economico immediato, perché nessuno può permettersi di restare anche un solo mese senza reddito”.

Parallelamente, sindacati e lavoratori rilanciano l’appello alle istituzioni. “Qui non siamo davanti a un caso isolato – avverte Miniero –. Non c’è solo PayCare, ma un’emorragia occupazionale che riguarda tutto il territorio senese. Serve un tavolo vero, con Regione, Comuni e associazioni datoriali, per costruire soluzioni concrete”.

Marco Crimi