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Punti nascita a rischio, l’Asl: “Siena e provincia non sono un’area metropolitana. Occorre prudenza”

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Numeri che scendono, soglie ministeriali e il rischio di decisioni calate dall’alto. In provincia torna sotto i riflettori il futuro dei punti nascita: Montepulciano e Poggibonsi sono sotto osservazione, ed anche Siena guarda con attenzione ai dati delle Scotte.

La Regione ha lanciato l’allarme: l’applicazione rigida dei parametri nazionali, a partire dalla soglia dei 500 parti annui per i punti di primo livello, potrebbe aprire lo scenario di chiusure. Per il presidente Giani e l’assessore Monni servono criteri aggiornati al calo demografico e deroghe per evitare un depotenziamento dei servizi nelle aree interne.

Sulla stessa linea Flavio Civitelli, direttore del Dipartimento materno-infantile della Asl. Civitelli ricorda che la rete dei punti nascita in provincia è stata costruita in anni di lavoro e oggi funziona come un sistema unico: Nottola, Campostaggia e Scotte operano come un team, con competenze distribuite e percorsi condivisi.

 

 

“A mio giudizio occorre quindi prudenza nell’assumere certe decisioni. Bisogna che il Governo, e in questo caso il Ministero, ragioni con attenzione e cautela, perché siamo un territorio estremamente sensibile, molto vasto e molto rarefatto. Non siamo una realtà metropolitana: non possiamo considerare la Val d’Orcia, il Monte Amiata, la Val di Chiana come un’area metropolitana romana o fiorentina”, prosegue Civitelli.

Per il medico il calo attuale delle nascite non può essere letto come una sentenza definitiva e non giustifica scelte drastiche su un sistema che garantisce sicurezza e presa in carico anche dei casi più complessi.

“L’altro aspetto è che Nottola ha i requisiti geografici, organizzativi e di attività previsti dal DM 70. Poggibonsi possiede anche i numeri, perché poche decine di neonati in meno, in un momento in cui per un anno è mancato il direttore titolare della struttura complessa, credo siano assolutamente recuperabili”, ha concluso.

MC