Quel “no” al nazifascismo pagato con la deportazione: Siena ricorda i suoi eroi. Il prefetto: “Amate la libertà e la Costituzione”
Condividi su
Ci sono ferite che attraversano ottant’anni e arrivano fino ai figli e ai nipoti. E ci sono medaglie che non possono cancellarle, ma possono togliere almeno una parte del peso portato per una vita. È accaduto nel Salone degli Arazzi della Prefettura di Siena, dove la commozione dei familiari ha accompagnato la consegna di sei Medaglie d’Onore alla memoria di cittadini italiani deportati e internati nei campi tedeschi durante la Seconda guerra mondiale.
La cerimonia, presieduta dal prefetto Valerio Massimo Romeo, si è svolta in occasione della Giornata degli internati nei campi di concentramento tedeschi, ricorrenza civile nazionale istituita nel 2025 per conservare la memoria dei militari e dei civili che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, subirono deportazione, violenze e lavoro coatto per aver rifiutato di collaborare con la Germania nazista e con la Repubblica Sociale Italiana.
Particolarmente toccante la storia di Giuseppe Gineprini. Carabiniere, dopo l’armistizio fu catturato dai tedeschi a Tirana e deportato in Germania. Dopo mesi di lavoro coatto venne trasferito nello Stalag VI D di Dortmund, dove morì il 2 marzo 1944 a causa delle durissime condizioni di prigionia. Per i suoi figli, Vittorio e Ivette, che persero prematuramente anche la madre, quella storia ha rappresentato un peso portato per decenni.
Insieme a Gineprini sono stati insigniti alla memoria Dirio Del Giovane, Mario Gazzei, Ivo Marcocci, Nello Viti e Quinto Volpi. Del Giovane riuscì a fuggire da Dachau e partecipò poi con i partigiani alla liberazione di Trento; Gazzei fu deportato in Polonia e tornò in Italia nell’ottobre del 1945; Marcocci trascorse quasi due anni nello Stalag 4B di Mühlberg/Elbe; Viti, catturato in Grecia, fu costretto al lavoro in Germania; Volpi venne fatto prigioniero a Fiume e deportato a Colonia, tornando in Italia nel settembre del 1945.
Le onorificenze sono state ritirate dai familiari. Tra loro anche Natascia Volpi, vicesindaca di Torrita di Siena, nipote di Quinto Volpi.
Il prefetto Romeo ha voluto trasformare la memoria anche in un messaggio per il presente. “Questa cerimonia rappresenta un momento molto importante, non soltanto per ricordare questi eroi, ma anche come monito per le giovani generazioni”, ha sottolineato.
“Oggi viviamo in un periodo nel quale talvolta ci si dimentica del valore della libertà e della democrazia, principi riconosciuti dalla nostra Costituzione. Libertà e democrazia sono valori dei quali, quando esistono, quasi non ci accorgiamo. Siamo qui e abbiamo la possibilità di esprimere liberamente il nostro pensiero”.
Da qui l’appello conclusivo del prefetto: “Oggi c’è bisogno di dire ai giovani: amate la vostra libertà, amate la vostra Costituzione e state lontani da chi propaganda ideologie che non hanno più ragione di esistere nel nostro sistema e che ci riportano ai tempi più bui della nostra storia”.