Santa Maria della Scala, Leone ai detrattori: “Basta strumentalizzazioni. Dal masterplan un piano per i prossimi 50 anni”
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Basta strumentalizzazioni. Cristiano Leone non gira intorno alla questione davanti ai giornalisti: “Questo progetto può andare avanti solo se c’è una partecipazione condivisa. Basta strumentalizzazioni politiche e fake news”. E aggiunge una metafora destinata a far discutere: “Preferireste mettere a posto il tetto di casa o comprare il televisore da 20mila euro? Noi prima sistemiamo la casa”.
Il messaggio è chiaro e nemmeno velato: gli uomini passano, il bene comune resta. Cristiano Leone risponde seccamente e in modo definitivo sia a quanti lo vorrebbero fuori dal Santa Maria della Scala – chissà poi perché – sia ai detrattori del lavoro della Fondazione.
Il bilancio dei due anni di presidenza alla Fondazione Santa Maria della Scala è tutto dentro questa impostazione: meno effetti speciali immediati, più struttura. E i numeri servono a sostenerla. Tra 2024 e 2025 sono stati attivati oltre 770mila euro attraverso cofinanziamenti, sponsorizzazioni e partnership, a cui si aggiunge 1 milione e 173mila euro del Ministero della Cultura destinato al piano monumentale. Il contributo ordinario del Comune resta di 350mila euro l’anno, ma l’attività è stata intensa: 23 mostre, oltre 100 eventi pubblici, più di 500 attività educative e 142 convegni, con 55 collaborazioni internazionali tra cui la Frick Collection.
“Abbiamo fatto fundraising quasi per 2 milioni di euro con mezzi poco strutturati – rivendica Leone – ora la fondazione può spiegare le vele”. Anche perché, spiega, dopo tre anni l’ente ha finalmente i requisiti giuridici per partecipare a bandi e aprirsi ai finanziamenti: “Con il nuovo statuto entreranno soci pubblici e privati e questo è fondamentale”.
Il passaggio decisivo è il masterplan: tre studi internazionali – LAN, Odile Decq e Hannes Peer – hanno consegnato i progetti per la rifunzionalizzazione del complesso, che saranno presentati in una mostra pubblica. “È l’atto strutturante che guiderà il Santa Maria per i prossimi decenni”, dice Leone, immaginando nuovi servizi, auditorium, residenze per artisti e spazi accessibili senza mettere a rischio il patrimonio.
Parallelamente parte la programmazione: nel 2026 la grande mostra “Santa Caterina da Siena, estasi e ardore”, poi Wagner e il rapporto con Siena nella genesi del Parsifal e la terza edizione del festival di performance Xenos.
Il sindaco Nicoletta Fabio conferma la linea: “Prima i progetti, poi i finanziatori. Non si cerca chi paga un contenitore vuoto”. Il nuovo statuto aprirà ai soci sostenitori pubblici e privati e, spiega, servirà a “portare Siena nel mondo e il mondo a Siena”, mantenendo insieme dimensione internazionale e rapporto con la città.
In sostanza la strategia è chiara: meno eventi isolati e più infrastruttura culturale stabile. “Una visione di lungo termine”, insiste Leone, ricordando anche che il contesto economico è cambiato e non si possono replicare modelli del passato. La sfida ora è trasformare il Santa Maria da grande contenitore a organismo vivo — e convincere anche i più scettici che la direzione è quella giusta.