Nel dibattito sul tetto agli studenti stranieri nelle classi entra anche il rettore dell’Università di Siena Roberto Di Pietra.
E lo fa richiamando le parole pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La scuola è inclusione”. Una posizione che arriva dopo l’intervento congiunto dei rettori delle Università per Stranieri di Siena e Perugia, Tomaso Montanari e Valerio De Cesaris, contrari alla strada delle quote e favorevoli invece a rafforzare l’insegnamento dell’italiano.
Il confronto nasce dall’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull’introduzione per legge di un numero massimo di studenti stranieri per classe. Una proposta che ha aperto il dibattito anche nel mondo universitario senese.
Di Pietra non entra nel dettaglio tecnico del provvedimento, ma indica il principio dal quale, a suo giudizio, dovrebbe partire la discussione.
“Mi faccio un’idea rispetto a quello che ha detto il capo dello Stato – afferma il rettore dell’Università di Siena –. Ieri, in un luogo importante come Amatrice, in occasione della riapertura delle scuole, ha detto semplicemente: ‘La scuola è inclusione’. Noi dobbiamo trovare tutti i modi per includere. La nostra società deve essere una società inclusiva. Questo è, peraltro, quello che dice la nostra Costituzione”.
Una posizione che si affianca a quella espressa da Tomaso Montanari e Valerio De Cesaris. I rettori delle Università per Stranieri di Siena e Perugia hanno messo innanzitutto sul tavolo un dato: dei 931mila alunni senza cittadinanza italiana presenti nelle scuole, 607mila, oltre il 65%, sono nati in Italia e qui hanno sempre vissuto.
“La gran parte di coloro che sono censiti come ‘studenti stranieri’, o meglio ‘alunni con cittadinanza non italiana’, sono nati in Italia e in Italia hanno sempre vissuto: 607mila su 931mila, oltre il 65%”, sottolineano Montanari e De Cesaris.
Per i due rettori, dunque, l’eventuale problema della conoscenza della lingua italiana dovrebbe essere affrontato intervenendo sull’insegnamento e non introducendo quote basate sulla cittadinanza.
“Per sostenere il percorso scolastico dei bambini figli di immigrati, che devono migliorare la loro conoscenza della lingua italiana, non servono quote o discorsi propagandistici, serve potenziare la presenza di docenti d’italiano nelle scuole”.
In particolare, Montanari e De Cesaris chiedono di rafforzare la presenza degli insegnanti specializzati nell’italiano per studenti non madrelingua, attraverso la classe di concorso A023.
“Nella realtà l’integrazione è già un fatto e le scuole sono capaci di accogliere alunni di ogni provenienza”, sostengono i due rettori.
MC