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Turismo DOP, Rosati: “Dal Tempio del Brunello a WOW: la nuova frontiera sono le infrastrutture della conoscenza”

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Non solo degustazioni e percorsi tra cantine: la nuova frontiera del turismo enogastronomico passa dalle “infrastrutture della conoscenza”, spazi e progetti capaci di raccontare prodotti, territori e filiere. È questo uno degli elementi di novità che emerge dal Rapporto Turismo DOP di Fondazione Qualivita, presentato nei giorni scorsi.

Nel 2025 la Toscana si conferma tra le regioni trainanti del settore, con 93 attività di Turismo DOP censite, legate a 78 prodotti a Indicazione Geografica e sostenute da 35 Consorzi di tutela su 38 riconosciuti. Un sistema che vale oltre 1,3 miliardi di euro, pari al 26% dell’agroalimentare regionale, e che coinvolge circa 16.700 operatori.

Accanto ai numeri, però, emerge un’evoluzione del modello. “Sicuramente costruire anche infrastrutture per la conoscenza – spiega Mauro Rosati, direttore di Fondazione Qualivita–. Penso a quello che sta facendo Montalcino con il Tempio del Brunello, un’infrastruttura importante. Penso anche a Siena con WOW, che accoglie visitatori e fa capire le peculiarità della nostra agricoltura e del territorio”.

Un cambio di passo che punta a rendere l’esperienza turistica più completa e strutturata, andando oltre la semplice degustazione. Un esempio è anche il Museo del Chianti a Radda, promosso dal Consorzio del Chianti Classico, che si inserisce in questa logica di racconto e valorizzazione.

In questo quadro, Siena rappresenta un territorio strategico. “Una grande prospettiva per Siena è sviluppare sinergie a livello consortile – sottolinea Rosati – per mettere a terra servizi, nuove iniziative ed eventi, e dare ai visitatori la possibilità di conoscere meglio prodotti e territorio”.

Il modello toscano si basa proprio sulla capacità di integrare elementi diversi: produzione, paesaggio, cultura e accoglienza. “La Toscana, insieme a Veneto ed Emilia-Romagna, è tra le regioni con l’esperienza più importante nel turismo enogastronomico – aggiunge Rosati – grazie al lavoro dei consorzi di tutela, soprattutto del vino, che negli anni hanno aiutato le imprese a sviluppare l’accoglienza”.

Un percorso che nel territorio senese assume una dimensione ancora più riconoscibile. “Noi abbiamo messo insieme enogastronomia e arte – evidenzia – con progettualità importanti: da Montalcino con il Brunello a Montepulciano con il Vino Nobile, fino al Chianti”.

Il dato regionale si inserisce in una crescita nazionale: nel 2025 le attività censite in Italia sono 667 (+12%), mentre gli eventi segnano un incremento del 26%. La Toscana, con un indice di sviluppo pari a 59,9, si colloca al secondo posto dopo il Veneto.

Un sistema consolidato, dunque, che guarda al futuro puntando su innovazione e integrazione. Le “infrastrutture della conoscenza” rappresentano in questo senso il prossimo passo: strumenti per rafforzare l’identità dei territori e rendere sempre più competitivo il turismo legato alle eccellenze DOP e IGP.

Marco Crimi