“Vedo che è israeliana, qui siamo solidali con la Palestina”: turista rinuncia alla vacanza a Campiglia d’Orcia

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Una vacanza per festeggiare trent’anni, una prenotazione in Val d’Orcia e un messaggio che trasforma il soggiorno in un caso internazionale. È successo a una turista israeliana che ha deciso di cancellare due notti al B&B L’Imbrunire di Campiglia d’Orcia,  dopo che la struttura, conosciuta la sua nazionalità, le ha comunicato di aderire alla campagna Boycott, Divestment and Sanctions, e la propria contrarietà alle politiche dello Stato di Israele.

La vicenda è stata raccontata dal Jerusalem Post, al quale hanno fornito la propria versione sia la viaggiatrice sia la struttura ricettiva. La donna, che ha chiesto di rimanere anonima, stava organizzando insieme ai genitori un viaggio in Toscana per festeggiare il proprio trentesimo compleanno. Aveva prenotato attraverso la piattaforma Holidu due notti, dal 21 al 23 settembre, al B&B L’Imbrunire.

Secondo la ricostruzione del quotidiano israeliano, la turista avrebbe successivamente contattato la struttura tramite WhatsApp per chiedere la possibilità di pagare direttamente. Il gestore le avrebbe quindi suggerito di cancellare la prenotazione effettuata online per procedere direttamente con il B&B.

Una volta ricevuti i dati della cliente e appreso che era israeliana, dalla struttura sarebbe arrivato però un ulteriore messaggio.

“Mi scusi. Vedo che è israeliana. Per trasparenza, sosteniamo la campagna BDS (No Room for Genocide). Non vogliamo sostenere in alcun modo le politiche dello Stato di Israele e condanniamo categoricamente coloro che praticano sistemi di ingiustizia e oppressione”, si legge nel testo riportato dal Jerusalem Post.

Nel messaggio il B&B esprime inoltre solidarietà al popolo palestinese e spiega che la campagna sostenuta dalla struttura prende posizione contro l’occupazione militare israeliana e si impegna a non contribuire a quelle che vengono definite “gravi violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali del popolo palestinese”.

Un elemento è però centrale nella ricostruzione della vicenda: alla turista non sarebbe stato esplicitamente rifiutato il soggiorno. È la stessa donna a precisarlo.

“Non mi hanno detto esplicitamente che non potevo soggiornare lì – ha raccontato al quotidiano –. Tuttavia, il messaggio era formulato in termini molto forti e mi ha fatto pensare che avrei potuto non essere la benvenuta o non sentirmi al sicuro se avessi soggiornato lì. A quel punto la conversazione si è conclusa”.

È stata quindi la turista a decidere di cancellare la prenotazione. Successivamente avrebbe raccontato l’accaduto anche attraverso le recensioni di Google, sostenendo che diversi commenti pubblicati da lei e dai suoi amici sarebbero poi stati eliminati dalla scheda dell’attività.

La donna interpreta quanto accaduto come una discriminazione legata alla propria nazionalità. “Mi ero rivolta a loro semplicemente come una viaggiatrice, entusiasta di visitare l’Italia con la mia famiglia. Nel momento in cui hanno scoperto che ero israeliana, tutto è cambiato. Improvvisamente venivo giudicata non per qualcosa che avevo detto o fatto, ma semplicemente per il luogo in cui sono nata e per il passaporto che possiedo. La critica politica è legittima. Ritenere un singolo viaggiatore responsabile delle azioni di un intero governo è discriminazione”.

Al Jerusalem Post è arrivata anche la replica del B&B L’Imbrunire. La struttura ha fatto riferimento alle “gravi violazioni dei diritti umani commesse da Israele”, richiamando quanto documentato dalle Nazioni Unite e da Amnesty International.

“Ospitalità è sacra qui – sostiene la struttura –, ma sono sacri anche valori come la libertà e il diritto dei popoli all’autodeterminazione. Il turismo può essere un potente strumento di crescita economica e di scambio culturale tra i popoli, ma soltanto se è veramente etico”.