L’ultimo denso libro di Alfredo Franchi nasce dall’incontro di due sguardi, entrambi fortemente segnati dalla soggettività dell’osservatore. Quello dell’autore, che è nato e vissuto a Siena, e quello di scrittori e artisti che, per un periodo più o meno lungo della loro esistenza, hanno dimorato a Siena. Mentre lo sguardo di Alfredo Franchi, però, rimane fondamentalmente uno sguardo defilato, ai margini, lo sguardo degli scrittori e degli artisti da lui menzionati è uno sguardo in primo piano, e proprio perché in primo piano se ne può apprezzare la varietà, la ricchezza, la diversità. Da un lato, infatti, ci imbattiamo in uno sguardo fisico, originato dall’esserci (sguardo della presenza), dall’altro in uno sguardo memoriale (sguardo dell’assenza). Da un lato abbiamo uno sguardo fondamentalmente realistico, al limite del bozzettismo, proprio di chi si accontenta di afferrare e riprodurre la realtà, dall’altro, uno sguardo visionario ed espressionistico, che si fa documento non tanto della realtà descritta quanto della condizione interiore di colui che scrive o dipinge.
Ancora, da un lato abbiamo uno sguardo vicino, immerso e immersivo, dall’altro uno sguardo da fuori, esterno, distante. Certo è che, tornando ai due punti di vista cui ho fatto riferimento in apertura, sia lo sguardo di Alfredo Franchi sia lo sguardo dei poeti, scrittori e artisti citati nel libro merita di essere definito uno sguardo filosofico, nel senso che è originato dal senso di meraviglia che si prova a contatto con Siena; quella meraviglia che, come è noto, Platone e Aristotele individuavano come la causa principale del fare filosofia. E quando l’iniziale meraviglia lascia il posto a una conoscenza sempre meno epidermica e veloce, ecco che Siena, come hanno messo in rilievo i suoi interpreti più sensibili, è capace di attrarre e di allontanare (magari anche di fare entrambe le cose), ma non lascia mai indifferente il visitatore: il distacco e l’impassibilità non si addicono alla nostra città. Ovviamente, nel libro a trovare spazio non è soltanto la città compresa entro le mura, con la sua bellezza compatta e misteriosa e con quel senso di oppressione che si avverte in certe abitazioni e in certe strade, come ci ricordano alcune pagine indimenticabili di Federigo Tozzi e di Cesare Brandi. Grande rilievo, infatti, è dato anche alla campagna nelle immediate vicinanze della città, ad esempio Vignano, al cui piccolo cimitero Anita Renieri ha dedicato versi struggenti, ad esempio la collina dirimpetto a Vignano, dove, negli anni Trenta del Novecento, a Villa Solaia, erano soliti ritrovarsi Filippo de Pisis, Gaetano Salvemini, Eugenio Montale, Carlo Levi, Sibilla Aleramo, Ezra Pound. Esemplari, al riguardo, devono essere considerate le seguenti parole di Cesare Brandi tratte da “Aria di Siena”: “Mi piaceva tanto Siena, veduta da Vignano. Nessuna vista è più bella: la città è una distesa all’orizzonte con il gruppo della Torre del Mangia, del campanile e della cupola del Duomo al mezzo, e attorno tutte le case antiche, di un bel rosso mattone e grigie: ai due estremi due monticelli, Montieri e il Monte Maggio. Veramente sembra dipinta”. Il passo che segue è tratto dal capitolo “Dalla veduta alla visione, Siena tra mito e memoria”. Impreziosiscono il volume le immagini e i disegni ricavati dalle opere di Dario Neri e Francesco Del Casino.
“Tra Ottocento e inizio Novecento Siena è stata meta privilegiata di scrittori, poeti, artisti che hanno lasciato pagine ammirevoli sulla città. In esse si nota l’invito, anche implicito, a passare dalla veduta banale alla visione profonda in cui si accede all’anima, al genius loci della città e della variegata campagna che la circonda. Il viaggiatore che viene da lontano s’avvale di una favorevole condizione emotiva poiché “l’assenza da noi ha il potere di restituirci a noi stessi, e questa è la sensazione effettiva del viaggio. Essere lontani significa essere liberi dai doveri, dalle miserie, dalle abitudini dolci o spossanti”. In tale temperie esistenziale si ascolta “la voce del cuore” per la quale ci si sottrae all’illusione che “l’essere nato e cresciuto in un luogo dato garantisca una comprensione privilegiata dell’essenza di quello” In ogni caso vale l’indicazione sagace di Attilio Brilli, esperto critico della letteratura di viaggio”.

Alfredo Franchi, SIENA tra SOGNO e REALTA’, Effigi, Arcidosso2020
a cura di Francesco Ricci