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Autismo, entro il 2026 il piano regionale della Toscana

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Un piano regionale sull’autismo entro il 2026, per rafforzare servizi, inclusione e percorsi di vita indipendente. È l’impegno annunciato dalla Regione Toscana in occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, che si celebra il 2 aprile, mentre dal territorio arrivano richieste chiare: meno parole e più risposte concrete.

“C’è necessità di unire l’umanità del supporto alla concretezza dei servizi”, sottolineano il presidente Eugenio Giani e l’assessora Monia Monni, ricordando che “la preoccupazione più grande per un genitore è il futuro”. Il piano, atteso entro l’anno, punterà su quattro pilastri: inclusione scolastica, accesso al lavoro, vita indipendente e rafforzamento dei servizi sociosanitari, con l’obiettivo di costruire progetti personalizzati che accompagnino le persone lungo tutto l’arco della vita.

Un cambio di prospettiva necessario, anche alla luce dei dati: in Italia un bambino su 77 tra i 7 e i 9 anni riceve una diagnosi di disturbo dello spettro autistico. “L’autismo è un disturbo del neurosviluppo, si nasce con questa condizione, non si diventa autistici nel corso della vita”, spiega la neuropsichiatra Elena Margherita Presotto del Centro Dedalo di Siena. Uno spettro ampio, che comprende situazioni molto diverse tra loro: “Ci sono anche forme lievi, con capacità cognitive nella norma, in cui le difficoltà emergono soprattutto nella socialità o nella gestione della frustrazione”.

Le caratteristiche principali riguardano la comunicazione e il comportamento: difficoltà nel linguaggio non verbale, interpretazione letterale delle parole, interessi molto specifici e una maggiore sensibilità agli stimoli esterni come rumori o ambienti affollati. Nelle femmine, inoltre, la diagnosi arriva spesso più tardi, anche per il cosiddetto “mascheramento”, che porta a compensare più a lungo le difficoltà.

Ma accanto alla dimensione sanitaria, emerge con forza quella sociale. Il Coordinamento Toscano delle associazioni per l’autismo lancia un appello diretto: “Dimenticatevi di noi il 2 aprile, ma ricordateci tutti gli altri giorni dell’anno”. Una richiesta che denuncia la distanza tra diritti riconosciuti e realtà quotidiana.

“Le persone con autismo hanno diritto a una vita vera: studio, lavoro, casa, relazioni, autodeterminazione”, scrivono le associazioni, evidenziando come troppo spesso manchino servizi adeguati e continuità nei percorsi. Il rischio, sottolineano, è quello dell’isolamento e dell’esclusione, soprattutto nelle fasi di passaggio verso l’età adulta.

Da qui la richiesta di un cambio di passo culturale, prima ancora che organizzativo: costruire contesti inclusivi, valorizzare le capacità delle persone e garantire supporti concreti alle famiglie.

“L’autismo non è una malattia ma una diversa modalità di funzionamento”, ricordano anche dalla Regione, che punta a sviluppare comunità sempre più accoglienti e “amiche dell’autismo”.