Enter your email address below and subscribe to our newsletter

Beko, vertenza in Parlamento. Fossi: “Dal Governo nessun impegno nella legge sulle Pmi”. FdI: “Dal Pd polemica strumentale”

Condividi su

Un ordine del giorno per richiamare l’attenzione sulla crisi ex Beko. La vertenza dello stabilimento di Siena entra nel dibattito parlamentare nell’ambito della legge annuale sulle piccole e medie imprese, ma l’atto presentato alla Camera non ottiene l’impegno formale del Governo, riaccendendo il confronto politico sul futuro del sito di viale Toselli.

Nel testo dell’ordine del giorno si ricorda che “la legge annuale sulle piccole e medie imprese dovrebbe rappresentare uno strumento fondamentale per il rafforzamento del tessuto produttivo nazionale, per la tutela dell’occupazione e per la salvaguardia dei presìdi industriali strategici”, richiamando esplicitamente il caso dello stabilimento Beko Europe di Siena, definito “un presidio industriale strategico e identitario per la città e per l’intero territorio provinciale”.

I firmatari ricostruiscono il quadro della crisi, sottolineando che “nell’ambito del processo di riorganizzazione del gruppo Beko Europe è stata prevista la cessazione delle attività produttive del sito di Siena, con conseguenze occupazionali rilevanti e non ancora pienamente governate”. A fronte di una forza lavoro iniziale di circa 300 addetti, viene evidenziato come “circa 140 posti di lavoro risultino già persi, anche a causa di uscite avvenute in un contesto di prolungata incertezza sul futuro dello stabilimento, aggravato dall’assenza di un piano industriale definito e credibile”.

L’atto richiama anche il percorso istituzionale avviato sul territorio, ricordando gli accordi tra il Comune di Siena e Invitalia, “finalizzati all’acquisizione dell’immobile industriale e alla successiva reindustrializzazione dell’area”. Tuttavia, si sottolinea come tali iniziative “non risultino ad oggi accompagnate da un piano industriale concreto né da garanzie certe in termini di investimenti, tempi di attuazione e livelli occupazionali”, con il rischio che “l’operazione resti confinata a una dimensione esclusivamente finanziaria e immobiliare”.

Da qui l’impegno richiesto al Governo: “assumere iniziative affinché il percorso di reindustrializzazione sia accompagnato da un piano industriale dettagliato, realistico e vincolante”, valutare il rafforzamento degli strumenti pubblici di accompagnamento agli investitori e “promuovere misure specifiche di sostegno alla reindustrializzazione dei siti produttivi dismessi o in via di dismissione”.

Dopo il respingimento dell’ordine del giorno, è arrivata la presa di posizione del segretario regionale del Partito Democratico e deputato Emiliano Fossi. “Il respingimento del nostro atto sulla crisi dello stabilimento Beko di Siena – afferma – lascia aperti interrogativi seri sull’effettiva volontà del Governo di affrontare fino in fondo una vertenza industriale che ha già prodotto conseguenze pesantissime”. Fossi parla di “incertezza prolungata” e di “assenza di un piano industriale chiaro e credibile”, sottolineando che “senza un coinvolgimento concreto del Governo, con garanzie su investimenti, tempi e livelli occupazionali, il rischio è che il percorso di reindustrializzazione resti incerto”.

Alle critiche del Pd replica il centrodestra. In una nota congiunta, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Enrico Tucci e il vicesindaco di Siena Michele Capitani parlano di “polemica strumentale”, sostenendo che “mentre il segretario del Pd cerca facile visibilità, l’Esecutivo e il Comune di Siena lavorano incessantemente per trovare una soluzione soddisfacente”.

Nel comunicato si evidenzia come “nello stesso giorno in cui viene presentato l’atto parlamentare, è stato concluso l’accordo per il primo pacchetto di formazione per i 158 operai rimasti dopo la chiusura dello stabilimento, con grande soddisfazione espressa da tutti i sindacati”, ricordando anche l’insediamento di Sviluppo Industriale Siena con il nuovo vertice Gabriele Corradi. “Nessuno è rimasto indietro – si legge nella nota –: i 140 operai menzionati hanno trovato un’altra occupazione o hanno usufruito delle facilitazioni per il pensionamento”.