Fibrosi cistica, ecco il “cavallo di Troia” per sconfiggere il batterio: la ricerca parte da Siena

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Un anticorpo che trova il nemico e porta l’antibiotico esattamente dove serve, quasi fosse un “cavallo di Troia” microscopico. È la strada che proverà a percorrere un nuovo progetto di ricerca al quale partecipa l’Università di Siena, con l’obiettivo di sviluppare nuove strategie contro uno dei batteri più difficili da combattere nelle persone con fibrosi cistica.

Il progetto vede coinvolto il Dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia dell’Ateneo senese ed è guidato, per l’Università di Siena, dalla professoressa Elena Petricci. La ricerca è stata selezionata nell’ambito del Bando FFC Ricerca 2026 della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica, ottenendo un finanziamento complessivo di 210mila euro.

Al centro dello studio c’è il Mycobacterium abscessus, un batterio particolarmente resistente agli antibiotici. Per le persone con fibrosi cistica può rappresentare un problema serio perché è difficile da eliminare e le possibilità di cura oggi disponibili sono ancora limitate.

Da qui l’idea dei ricercatori: utilizzare un anticorpo per riconoscere il batterio e trasportare l’antibiotico direttamente sul bersaglio. La tecnologia prende il nome di Antibody-Antibiotic Conjugates, cioè coniugati tra anticorpi monoclonali e antibiotici.

“L’obiettivo della ricerca – spiega la professoressa Elena Petricci – è quello di sviluppare una nuova strategia terapeutica basata sui coniugati fra anticorpi monoclonali e antibiotici”. L’anticorpo, prosegue, dovrebbe funzionare come una sorta di “cavallo di Troia”: riconoscere e raggiungere il batterio per portare con precisione l’antibiotico nel punto in cui deve agire.

La prima fase consisterà quindi nell’individuare sulla superficie del Mycobacterium abscessus i bersagli che possano essere riconosciuti dagli anticorpi. Saranno poi sviluppati anticorpi specifici e valutati diversi antibiotici, tra cui azitromicina, apramicina e bedaquilina.

Le soluzioni considerate più promettenti saranno successivamente studiate attraverso modelli cellulari, sistemi derivati da persone con fibrosi cistica e modelli animali, in collaborazione con il servizio CFaCore di FFC Ricerca.

La ricerca è coordinata dall’Università di Pavia e coinvolge, oltre a Siena, anche le Università di Parma e Pisa. La prospettiva è arrivare allo sviluppo di possibili candidati farmaci che, in futuro, potrebbero essere somministrati anche per via inalatoria.

Il progetto viene presentato in concomitanza con la Giornata della Fibrosi Cistica, che si celebra martedì 8 settembre. “Questo riconoscimento rappresenta un segnale concreto verso la ricerca che apre nuove strade e alimenta la speranza di terapie sempre più efficaci”, sottolinea Petricci.

L’obiettivo, conclude la docente, è unire ricerca di base e innovazione biotecnologica per arrivare a nuove soluzioni contro infezioni batteriche che oggi risultano resistenti alle terapie disponibili.