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La guerra arriva negli alveari: miele a rischio in Toscana, impatto da 130 milioni

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La guerra in Medio Oriente arriva fino agli alveari toscani. Il caro carburante, spinto dalla crisi internazionale, rischia di mettere in difficoltà gli apicoltori proprio all’inizio della stagione, quando gli spostamenti sono fondamentali per la produzione di miele. Il rincaro di benzina e gasolio pesa sulla pratica del nomadismo, ovvero lo spostamento delle arnie alla ricerca delle fioriture più favorevoli per mieli di qualità come acacia, castagno e sulla. A lanciare l’allarme è Coldiretti Toscana, che evidenzia come l’impennata dei prezzi – legata anche alla situazione nello Stretto di Hormuz – incida su tutta la filiera agricola: secondo le stime, i rincari potrebbero costare fino a 200 euro in più a ettaro, per un impatto complessivo di circa 130 milioni di euro. Per gli apicoltori, che ogni settimana percorrono centinaia di chilometri per raggiungere gli apiari spesso situati in aree remote, il costo dei carburanti rappresenta una voce decisiva, tanto da mettere a rischio sia il nomadismo sia la gestione ordinaria degli alveari, proprio mentre la stagione entra nel vivo. “Partiamo da condizioni favorevoli, con api in salute e buone prospettive di fioritura – spiega l’apicoltrice Simona Pappalardo – ma l’aumento dei costi rischia di penalizzare la stagione. L’apicoltura resta fortemente dipendente dal clima e da equilibri sempre più fragili”. In Toscana il settore conta circa 8mila apicoltori, 18mila apiari e 140mila alveari, con una produzione di 1.900 tonnellate di miele, pari al 5,9% del totale nazionale.