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Orari ridotti all’Università, Di Pietra risponde: “Non sono tagli drastici e improvvisi”

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“Non sono tagli lineari né decisioni dell’ultimo momento”: il rettore dell’Università di Siena, Roberto Di Pietra, replica così alle proteste sulla riduzione degli orari nei poli universitari e nelle biblioteche, al centro del dibattito nelle ultime settimane.

Il rettore rivendica il percorso che ha portato alla scelta: “È un argomento deciso e deliberato dal Senato accademico e dal Consiglio di amministrazione. Le decisioni non sono prese da un singolo individuo, ma dagli organi collegiali”. E aggiunge: “La misura è stata definita già dal mese di novembre, con incontri che hanno coinvolto dipartimenti, presidi, biblioteche e anche componenti studentesche”.

La riduzione degli orari, operativa da metà febbraio e con un taglio che per il prestito bibliotecario arriva a circa il 50%, aveva spinto una parte della comunità accademica a mobilitarsi. Una lettera indirizzata ai vertici dell’ateneo ha raccolto oltre 1.100 firme tra studenti, ricercatori, dottorandi e personale tecnico-amministrativo. Tra le richieste, la revisione della misura e l’apertura di un confronto diretto con la governance universitaria.

Sul punto del confronto, però, Di Pietra indica il Senato accademico come sede naturale: “È quello il luogo in cui chiarire ciò che non è chiaro”.

Il rettore lega la scelta anche ai vincoli economici: “I costi energetici sono fuori controllo e le previsioni sottostimano in modo significativo la spesa per l’anno in corso. Un’amministrazione pubblica non può spendere più di quanto riceve dallo Stato e dalla contribuzione studentesca”.

Di Pietra sottolinea inoltre che l’ateneo non ha aumentato le tasse universitarie negli ultimi cinque anni: “Un’attenzione importante verso gli studenti, che sono la nostra risorsa”.

La riorganizzazione degli orari, conclude, è quindi il risultato di un percorso avviato da mesi e legato ai vincoli di bilancio: “Se necessario, chiariremo ulteriormente la misura in Senato accademico”.

Intanto la mobilitazione non si ferma: il 14 aprile è prevista la presentazione di una mozione in Senato accademico per chiedere una revisione della direttiva.