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Palestina, dall’Università per Stranieri laurea a Suad Amiry. “Tenete Blair e Trump lontani da Gaza”

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“Invito tutti e tutte voi a chiedere a Trump e a Tony Blair di stare lontani dalla Striscia di Gaza e dalla Palestina”. È con un appello che Suad Amiry ha chiuso il suo discorso in occasione della laurea honoris causa conferita dall’Università per Stranieri. “Sono la figlia di una famiglia di rifugiati cacciata da Giaffa nel 1948”, ha raccontato, ricordando l’esilio forzato durante la Nakba e la sua infanzia trascorsa tra Damasco e Amman. “Come il 90% dei palestinesi, anche la mia famiglia è stata espulsa dalle proprie case, città e villaggi per creare lo Stato di Israele”. Ha definito come “un’enorme menzogna” la frase secondo cui la Palestina fosse “una terra senza popolo per un popolo senza terra” e ha mostrato immagini della vita cosmopolita di città come Giaffa, Haifa e Acri prima del 1948. “La mia ossessione per il numero 420 nasce dal numero dei villaggi palestinesi distrutti tra il 1948 e il 1952”, ha spiegato. Da quella memoria è nato Riwaq, il centro per la conservazione architettonica fondato nel 1991, che ha censito oltre 50 mila edifici storici e restaurato centinaia di strutture in Cisgiordania e Gaza. Nella parte finale, Amiry ha tracciato “due paradigmi opposti”: da un lato quello sionista-occidentale, che presenta i palestinesi come estensione di ideologie razziste; dall’altro, quello palestinese e arabo, che distingue chiaramente ebraismo e sionismo e vede Israele come “un’entità coloniale occupante sostenuta dall’Occidente”. “La storia ce lo ha insegnato con durezza: ogni volta che l’Occidente si intromette, iniziano i problemi e non finiscono più”, ha detto in conclusione, elencando quanto accaduto in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria e Palestina.