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Paycare, l’ultima proposta: 38mila euro per lasciare. Ora decidono i lavoratori

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La trattativa su Paycare entra in una fase decisiva e potrebbe avvicinarsi alla conclusione. Nell’ultimo confronto tra azienda e sindacati è stata messa sul tavolo quella che i vertici societari hanno definito la proposta definitiva per gestire gli esuberi e accompagnare l’uscita dei dipendenti coinvolti. Un passaggio che segna qualche avanzamento rispetto all’avvio della vertenza, ma che continua a lasciare nodi irrisolti, in particolare sulle condizioni di eventuale trasferimento a Livorno.

A riassumere l’esito del faccia a faccia è stato Giuseppe Cesarano, segretario generale Fim Cisl Siena, che ha parlato di un confronto arrivato “al massimo risultato possibile” nelle condizioni date: “Stamani abbiamo avuto quello che possiamo definire l’ultimo incontro con i vertici di Paycare. Siamo riusciti a migliorare alcuni aspetti della proposta iniziale: l’incentivo all’esodo per i lavoratori full-time arriva a 38 mila euro, mentre per i part-time siamo riusciti a ottenere fino a 35 mila euro. Restano invece irrisolte le criticità legate ai trasferimenti e alle percentuali di lavoro da remoto e in presenza. Un punto cruciale è stato anche il percorso temporale: si arriverebbe a un pre-accordo entro marzo 2026, con permanenza in cassa integrazione fino a dicembre 2026. Ora la decisione spetta ai lavoratori”.

 

 

Diversa la lettura della Fiom Cgil Siena. La segretaria generale Daniela Miniero ha evidenziato come l’intesa non recepisca in modo pieno le richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali: “L’incontro si è chiuso con una risposta solo parziale e non soddisfacente rispetto alle nostre rivendicazioni. È stata confermata la possibilità di utilizzare l’intero periodo di ammortizzatori sociali e sono stati definiti gli importi delle buonuscite: 38 mila euro lordi per i full-time, 35 mila per i part-time a 30 ore e 34 mila per quelli a 25 ore. Non c’è stata però alcuna apertura sulla riduzione delle percentuali di lavoro in presenza per chi sceglierà la ricollocazione a Livorno, né sul tema dei rimborsi spese, che per noi resta centrale”.

Il punto più controverso resta dunque l’organizzazione del lavoro per chi dovesse accettare il trasferimento nella sede livornese, con una presenza in ufficio che i sindacati giudicano troppo elevata rispetto alle esigenze dei dipendenti e ai costi di spostamento.

Nei prossimi giorni la parola passerà direttamente ai lavoratori, chiamati a esprimersi in assemblea sull’eventuale sottoscrizione dell’accordo. L’azienda, dal canto suo, ha chiarito che non intende riaprire la trattativa. Sarà quindi il voto delle lavoratrici e dei lavoratori a determinare se la vertenza potrà chiudersi con l’intesa proposta o se si aprirà una nuova fase di mobilitazione.

MC